Non è un paese per tacchi… Ma per madres sì!!

Cronistoria ragionata di un viaggio in Argentina alla fine dei quarant’anni..tacchi non ne ho portati mai, né nel mio né in quel continente..ma, specie a Buenos Aires, è impossibile agire di tacco, semplicemente per i marciapiedi dissestati..

Per noi donne e madres però c’è tutto un mondo in cui altre come noi hanno riversato la loro forza generativa, determinando uno straordinario cambiamento.

Non è servito a far ritornare le persone scomparse o a ripristinare immediatamente diritti, ma a far salire alta una voce che non si arresta e che è essenziale per impedire che nuovi e vecchi poteri possano condizionare impunemente o addirittura sopprimere donne o uomini, madres o hijios, semplicemente persone che esprimono idee e agiscono motivate da un pensiero di giustizia
sociale.

Il viaggio è stato questo ma anche divertimento amicizia e contemplazione della natura e dell’umanità.

Un’esperienza indimenticabile.

por Nicoletta Salvi

BUENOS AIRES


-Arrivate in Avenida 9 de Julio, la via più larga del Sudamerica,densa del traffico di tantissime corsie di marcia,  individuiamo delle poltrone di pietra molto particolari, messe a cerchio, proprio per cinque persone. Dopo quei venti metri percorsi è utile una sosta per Gio’ ed io mi sento come nella pubblicità del Cynar. Accanto  a noi dei simpatici alberi che chiamano borracios, sono gonfi, “ubriachi” della pioggia dei giorni scorsi e sono molto buffi.
-Quadra su quadra arriviamo alla zona del Congresso, attraverso l’Avenida de Mayo. Non sappiamo ancora che la nostra meta è  non tanto il Congresso quanto il bar delle madres, il Cafè Revolucionario. Bellissimo!

A Buenos Aires
A Buenos Aires

È un posto in cui si respira coraggio, senso di appartenenza per qualsiasi lotta, condivisione per battaglie , anche perse. Le persone possono morire..le loro idee mai, recita una scritta dell’immancabile Che Guevara.
-Ci incontriamo con Anna Pochettino e con lei e parte della sua famiglia condivideremo il giro alternativo alla Boca. Trattasi infatti di farsi guidare da una certa Teresa Stampazzi,di ovvie origini italiane, appartenente all’Uniones delle Madres, per conoscere le realtà di questo colorato quartiere che sono sostenute da progetti di inclusione sociale… Ma perché ci facciamo del male..non si può fare i turisti normali, per una volta, dall’altra parte del mondo? In fondo non ci vede nessuno! Ed invece no, siamo convinte…

NORD EST ARGENTINO – IGUAZU


Vogliamo onorare i preziosi consigli di Sabrina e del suo “360 gradi di turismo sostenibile”, telefoniamo ad un volontario, Claudio, che si sveglia dal torpore e riallaccia i fili della nostra visita al popolo Guarany. Risultato: alle 16 arriva un giovane e piccolo indios di anni sedici con il quale costruisco subito una bella intesa.
DSC01068Andiamo via e siamo disorientati da come potrà andare a finire per questi piccoli uomini, dal carattere mite, che vogliono mantenere il contatto con la terra, con gli alberi, che si riuniscono dentro la foresta per parlare della loro storia.
Non lo scrivo più che poi magari non si avvera..ma oggi andiamo a vedere le Cataratte..via ..chiamiamole come è giusto: le Cascate dell’Iguazù. Ormai abbiamo verificato che esistono, come si chiamano, dove sono..non ci rimane che vederle!!

PATAGONIA – PENISOLA VALDÉS


Siamo in Patagonia, nella regione desolata della penisola Valdes, dobbiamo verificare se una balena sfigata e ritardataria ci farà la magia di farsi vedere, per renderci ancora più felici…chissà!
L’arrivo a puerto madryn è elettrizzante, scendiamo insieme ad una coppia italiana, direttamente davanti all’agenzia Avis. Anche i due fidanzati hanno una riserva ma la loro è più vera della nostra. Si..è così! Un essere ignobile, un Carlos calvo( della  calvizie sono sicura, del  nome no…ma veniva bene chiamarlo come la via di Ugo..ugo..salvaci tu…!), un argentino patagonico soprannominato istintivamente “El Pirlas”, con la nonchalance sudamericana, che in Italia si chiama arroganza da menefreghista lavativo e copritore di magagne, ci dice “non c’è nessuna riserva, non è possibile, non c’è nessuna macchina né per voi né per altri!
…il sole è alto nel cielo e il panorama davanti a noi…è eccezionale! Io parto subito, di corsa a piedi nudi, a saggiare il terreno sabbioso di uno spiaggione immenso…i compagni di viaggio si lasciano andare alla contemplazione.

A Penisola Valdes
A Penisola Valdes

Il posto si chiama Puerto Piramides.La strada è una pista nel deserto delle pampas meridionali. Vediamo pecore grigie e grosse, guanachi (sono dei piccoli lama di un bel marrone aranciato), tanti anche con i piccoli al seguito. Ci sono poi alcuni uccelli con il pennacchio, che sembrano delle madamine a passeggio.
Dopo 100 km e nessuna quadra, entriamo nella riserva della Penisola Valdes, ci tocca pagare 100 pesos, ma l’ingresso è coronato dall’uscita del sole su un bel mare azzurro. Vediamo anche un  arcobaleno pallido e completo di indaco…dopo tutti quelli visti all’Iguazù riusciamo ancora a stupirci!
Vediamo i pinguini di Magellano, i leoni marini, qualche guanaco, uno zorro (è una volpe piccola con un codone), le madamine a passeggio. Il paesaggio è bello, di mare, scogliere e pampas desolate, inframezzate di estancia, che sono delle fattorie

NORD OEST – LE ANDE


Il posto de la “Red de Turismo Campesino” è veramente magnifico: la strada da salta a Cafayate è una vera meraviglia che da sola vale tutto il viaggio! La famiglia è molto gentile e accogliente: mi sono trovata bene nei momenti insieme.
Al pomeriggio ho insistito io per fare una passeggiata da sola (ne avevo bisogno!!) e mi sono fatta una camminata sulla splendida route 40 . paesaggi meravigliosi! (loro erano preoccupati perchè non dovrebbero lasciare i turisti da soli ma io avevo insistito … ed è andato tutto bene). Alla sera dopo cena mi hanno accompagnata dai vicini di casa che hanno botteghe di vendita di prodotti artigianali (la ceramica nera del posto) e di vino locale (non buonissimo ma comprato per dovere solidale!)
A Humauaca presso la famiglia di Clara Lopez. Che dire di Clarita: una donna meravigliosa, una vera figlia della Pachamama ! lei sola metterebbe a suo agio qualsiasi cuore… Ma anche tutta la sua famiglia… Così accetti e condividi la casa in mattoni di terra e pavimento in terra battuta, il gabinetto un pò + là, dietro il cactus, una cucina assolutamente nera e sporca, gli enormi ragni in camera da letto, coperte che non sono state lavate da tempo … tanto li abbiamo tutti fatti i campeggi nella nostra vita no? E allora  campeggio sia e godiamoci le Ande e la vita campesina! Loro sono stati molto coinvolgenti, perchè sono una famiglia allegra e ricca di affetto e sentimenti… perchè mi hanno fatto fare un sacco di cose: è gaby la figlia sedicenne che si occupa di me, primo giorno: mungitura delle capre, poi visita alla scuola (durata tanto perchè c’era la preparazione della festa di fine anno) e alla chiesa. Pomeriggio passeggiata alle pitture rupestri Inca. (i ragni della stanza di cui ho una paura fottuta li ho sconfitti portando in camera la gatta di casa, felice di avere un letto anche per lei… fedele guardiana del mio sonno!).
Secondo giorno: passeggiata alle grotte degli Inca, lunga gita di circa 12 ore e lunga camminata in una gola MAGNIFICA!!!!!!!!! Rito alla pachamama prima di entrare nella zona degli antenati per chiedere il permesso e la benedizione … inseguimento dei gendarmi che pensavano fossimo due trafficanti di coca con la Bolivia … il resto lo vedrai nelle foto.
Tutto condito con lunghe chiacchierate con Clarita sull’essere donna, moglie, madre e campesina… sulla fede, sulla morte e sulla vita, sul rapporto con la natura, sull’attività di comunità, sul darsi spazi personali, sull’importanza degli insegnamenti degli avi, sull’importanza del condividere tra donne … Il giorno dopo riparto ma sarei stata li altre settimane… Non è un’attrazione turistica ma una vera esperienza di vita.

p.s. il libro degli ospiti dimostra che praticamente hanno attività di accoglienza tutti i giorni dell’anno … tutti sono entusiasti.

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