Allacciando reti in Cile

Mari mari kom pu che!

Lo scorso dicembre Sabrina e Riccardo di 360° Responsible Tourism sono stati in trasferta in Cile.
L’occasione era un incontro organizzato dalla ONG Travolution. Questa ONG opera da anni nella creazione e sviluppo di progetti di turismo comunitario, soprattutto con popolazioni originarie delle nazioni stesse. A metà novembre 2011 hanno promosso un incontro a livello nazionale in Cile dove provare  radunare i diversi progetti e cominciare un lavoro di rete che potesse portare a una mutua assistenza dei vari gruppi.
A poco meno di una settimana e un centinaio di chilometri di distanza poi il WWF Chile aveva organizzato una due giorni di lavoro per presentare un loro progetto pilota di coinvolgimento di comunità di popoli originari nella conservazione del patrimonio naturalistico nella zona in cui vivono. Progetto pilota che vede lo svilupparsi anche di progetti turistici che possano essere un complemento del reddito e quindi un supporto alla attività della comunità.

360° presentava al primo incontro due interventi sulla sostenibilità del turismo e sul tema dell’educazione al turista ad un modo di viaggiare differente, portando anche l’esempio del turismo responsabile italiano e del commercio equo. Al secondo incontro partecipava più in veste di ospite. In entrambi i casi però il vero motore del viaggio era prendere contatto con realtà sull’altro versante delle Ande, che potessero ampliare l’attività di 360° e soprattutto che potesse permettere di costruire pacchetti viaggio anche in Cile oppure transfrontalieri.
Un piccolo escursus storico per capire il contesto
La zona del Cile dove si sono svolti gli incontri era popolata anticamente dai mapuche. Questa popolazione non aveva una organizzazione statale centralizzata, ma una forte cultura (unita anche ad una bellicosità non trascurabile) l’aveva resa molto resistente alla conquista da parte degli incas prima e dagli spagnoli poi. I tentativi di fondare colonie a sud del fiume Bio-bio infatti erano sempre naufragati fino alla metà del 1800, quando una spedizione militare con armi moderne riduce i mapuche a doversi ritirare nelle zone più impervie e non coltivabili: di fatto una resa alla modernità e all’emarginazione.
Da quel momento parte una colonizzazione sistematica di terre che non sono certo le terre calde e temperate a cui sempre si associa l’America Latina, ma sono molto fertili (grazie anche alla presenza di tantissimi vulcani) e ben irrigate (siamo in una delle zone più piovose della Terra). Dall’Europa arrivano gruppi di coloni pagati (con appezzamenti) appositamente per fondare nuove città e villaggi, sorgono quindi in tutto il sud cileno colonie italiane, tedesche, svizzere, francesi…. In questo contesto gli “indios” non hanno voce in capitolo, semplicemente a livello ufficiale non esistono. I mapuche però conservano la loro cultura e la loro lingua a dispetto di tutto, portandole fino ai giorni nostri.
I mapuche di solito si dividono in tre gruppi: lafkenche (nella zona costiera), pehuenche (nella zona andina) e huilliche (nella zona della valle centrale, soprattutto nella zona dei laghi). Questi gruppi hanno una lingua comune, ma hanno alcune tradizioni e usanze un po’ diverse.
Valle de Elicura
La valle di Elicura, dove si svolgeva il primo dei due incontri, si trova nella regione del Bio-bio, al confine meridionale con la regione dell’Araucania. Questa zona è nella cordillera Nahuelbuta, una catena montuosa non molto elevata a ridosso della costa. È molto simile come paesaggio al nostro appennino, con laghi, boschi, fiumi e soprattutto molto sfruttata economicamente. Qui alle coltivazioni di frutta e verdura si somma l’uso intensivo della forestazione industriale. Se di primo acchito può sembrare una bella cosa piantare boschi che diano un ritorno economico, va però fatto notare che le specie che vengono piantate sono solo pino dell’Oregon ed eucalipto: piante che danno buon legno, crescono dritte ed in fretta. Piante però che hanno anche bisogno di molta acqua rispetto al bosco nativo, creando spesso scompensi alle falde acquifere. E soprattutto la scomparsa del bosco nativo mette in pericolo la fauna nativa e tutte le tradizioni ad esso collegate.
Come già detto, qui nella valle, l’incontro era organizzato dalla ONG Travolution. Il luogo non era scelto a caso, dato che qui Travolution sta sviluppando uno dei suoi progetti. La valenza dell’incontro era però a livello nazionale, quindi hanno partecipato rappresentanti di organizzazioni che vanno dal deserto di Atacama alla remota regione australe di Aysen.
L’incontro non era una conferenza propriamente detta, ma voleva sviluppare i concetti di turismo comunitario, sostenibile e responsabile, portando a creare una rete unitaria che potesse muoversi e soprattutto promuoversi. Agli interventi di vari relatori si alternavano quindi dei momenti di lavoro comune, così da avere uno scambio di idee più significativo e profondo. Di volta in volta quindi ci si divideva in gruppi di lavoro di 8/10 persone dove dibattere sui temi presentati dai relatori.
Una delle pecche dell’incontro è stato il dilatarsi dei tempi e spesso non aver avuto la possibilità di discutere più dettagliatamente i vari temi. Però forse è stato anche uno degli effetti di un incontro che ha avuto un discreto successo ed una ampia partecipazione. I gruppi rappresentati erano tanti e tanti anche gli operatori interessati. Alla fine i partecipanti veri e propri (senza cioè contare tutto il personale di “supporto”) erano più di 70.

I temi dibattuti sono stati molteplici. Ovviamente si è cominciato con discutere sulla definizione di turismo comunitario, sollevando anche tutti i temi della sostenibilità, dell’apertura al turismo delle comunità, del modo in cui queste si mettono in gioco e affrontano le fasi dei processi decisionali. Interessanti molto i confronti nei vari tavoli, dove venivano più alla luce le differenze fra gruppi che già hanno saputo organizzarsi e mettersi sul mercato, con altri che stanno partendo o che hanno avuto un approccio al turismo più di basso profilo. Sicuramente un confronto che dovrebbe aver aiutato tanto i gruppi nel raccogliere nuove idee e sviluppare meglio la loro attività, ma nel contempo un’ottima base di partenza per Travolution per lavorare su modelli e sulla bozza di rete nazionale di turismo comunitario.
Non sono poi mancati momenti più leggeri e di distensione. In parte per poter riposare un poco le teste dalla fatica dei lavori, ma anche per presentre la cultura mapuche/lafkenche, radicata nella zona dove eravamo. Fra gli spettacoli ce ne sono stati due più significativi: uno di un gruppo mapuche che mette in scena la rappresentazione di alcune loro tradizioni e leggende, l’altro di una cantante mapuche che, accompagnata da un gruppo di musicisti e ballerini, propone alcuni dei canti e balli della tradizione mapuche.
Come contorno all’evento, che si svolgeva sotto a un tendone al centro di un prato dove avvengono normalmente gli incontri della comunità, erano presenti vari stand gastronomici dei gruppi che risiedono nella zona. In questo caso non solo mapuche, ma anche cileni e tedeschi (il capoluogo, Contulmo, fu una colonia tedesca). Una ottima occasione per gustare vari piatti differenti.
Gli ultimi due giorni dell’evento erano dedicati maggiormente al pubblico esterno. Oltre agli spettacoli già citati si è esibita l’orchestra sinfonica giovanile di Contulmo ed altri gruppi minori. Agli stand gastronomici si sono poi aggiunti stand di artigianato, che vendevano prodotti sia della zona, sia delle comunità che avevano partecipato all’incontro.
Turismo pehuence in Quinquen/Kmkeñ

Alcuni giorni dopo ci siamo trasferiti a Temuco (capitale della regione dell’Araucania), dove il WWF Chile presentava uno dei suoi progetti nella regione con una forte valenza turistica. Il WWF ha vari progetti in Cile, alcuni di questi coinvolgono anche le comunità di popoli originari.

In questo caso la prima giornata dell’evento è stata una vera e propria conferenza, dove veniva presentato il progetto e le sue finalità. Il WWF ha in pratica sviluppato un modello di coinvolgimento delle comunità di popoli originari nella conservazione dell’ecosistema originario del posto. L’aspetto turistico ha una valenza molto forte, dato che va a rappresentare una forma di reddito complementare che dovrebbe permettere il proseguimento a lungo termine del progetto.
Il modello qui presentato era già stato studiato anche con altre comunità in altre nazioni, ma solo qui è stato applicato nella sua interezza in maniera sistematica, rendendo quello di Quinquen un progetto pilota. Per ora sembra che i risultati siano buoni, anche se si è solo al lancio ufficiale.
Va sottolineato come persone del WWF fossero presenti nella Valle de Elicura, così come in questo incontro erano presenti sia persone di Travolution che di altre comunità che avevano partecipato ai lavori dei gioeni precedenti. Va anche sottolineato come nella fase di domande e risposte molti partecipanti ponevano domande molto specifiche e andavano a scavare a fondo in quello che veniva presentato. Entrambi sono segni di come il livello di preparazione sia buono e di come ci si presenti con uno spirito critico e costruttivo alle cose, non di semplice accettazione.
Molto intressanti sono stati anche i due giorni successivi, dove ci si è spostati a conoscere direttamente la comunità di Quinquen. Questa è una comunità di mapuche/pehuenche che si rifugiò in questo settore isolato della cordillera delle Ande per scappare alle guerre e persecuzioni (letteralmente Kmkeñ significa “luogo di rifugio”).
Qui ci siamo trovati in un settore abbastanza isolato della regione, dove arriva l’elettricità solo nei borghi più popolati e dove c’è la scuola comunitaria. Un luogo a poche decine di chilometri dall’Argentina, immerso nei boschi ricchi di araucarie e contornato da alte montagne e vulcani sempre innevati.
L’araucaria è uno degli alberi tipici dell’America australe, un fossile vivente rimasto inalterato in milioni si anni. Sono delle conifere maestose e le femmine (è una pianta sessuata) fanno delle grosse pigne che danno i pehuen, cioè i pinoli. Ai più attenti non sarà sfuggito la somiglianza di questo nome con il ceppo di mapuche che risiede in questa zona, i pehuenche, che letteralmente sono la “gente del pinolo”. Il pehuen ha infatti un valore culturale e nutritivo fondamentale nell’alimentazione di queste genti, che hanno radicato nella loro cultura e nelle loro tradizini il rispetto per questa pianta.
I

l pehuen è molto più grande del pinolo italiano e più saporito. Come accadeva in Appennino con la castagna era la base dell’alimentazione, potendo essere conservato a lungo, tostato, oppure ridotto a farina per crearne pani e dolci. Tuttora il pinolo è una fonte di reddito importante soprattutto per queste comunità isolate. All’interno della comunità ad esempio si è sviluppata una cooperativa di giovani che produce pehuen sott’olio, aromatizzati, farine e altri derivati. La commercializzazione di questi prodotti arriva in varie città del Cile meridionale.
Nelle due giornate trascorse con loro abbiamo percorso alcuni sentieri che sono stati organizzati per portare i turisti a conoscere le loro valli, i luoghi dove si raccolgono i pehuen e altre bellezze naturali della zona. Alcuni dei sentieri sono fatti per essere percorsi a piedi, mentre altri sono stati studiati per andare a cavallo. Ogni percorso è solitamente accompagnato da persone del posto, che conoscono bene la loro terra e le loro tradizioni e possono così raccontarti molte cose e mostrarti i vari frutti del bosco.
La notte fra le due giornate l’abbiamo passata a Lonquimay. Per ora infatti la comunità non è ancora attrezzata ad avere ospiti dei turisti per la notte in forma organizzata, ma alcune famiglie a volte ospitano alcune persone. C’è anche chi si ferma a campeggiare con la tenda, soprattutto vicino alla riva di un lago all’interno della zona di conservazione. Va però detto che qui bisogna avere un buono spirito di adattamento, non esistono infatti i bagni nelle case e la notte la temperatura diventa molto rigida. L’alloggiamento giù in paese avviene invece in un ostello comunitario: dato che spesso delle famiglie avevano la necessità di fermarsi in paese la notte o per alcuni giorni, la comunità aveva acquistato una casa per ospitarle. Da alcuni anni è stata sistemata una parte di questa struttura che può dare alloggiamento anche a dei turisti.

Una ultima nota va fatta sulla cucina. La cucina cilena è sicuramente ottima. Qui a Lonquimay però si possono trovare dei piatti differenti, dato che sono solitamente preparati a base di pehuen o della sua farina. Questo li rende sicuramente diversi come sapore, più saporiti della normale farina di grano. I gruppi di turisti che vanno a visitare questa comunità hanno quindi anche la possibilità di provare dei piatti che normalmente non vengono preentati nei normali ristoranti.

Pewkajal

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