Parrilla

Variazioni sul tema Patagonia: 23 febbraio / Los Antiguos – Trelew

Lunedì 23 febbraio

Sveglia, Dio Cristo, alle 5:15 ma intanto prima partiamo da qui meglio è. Il nostro bus parte tra mezzora ed il “terminal” è a due cuadras. Di notte fa freschino (anche di giorno per essere piena estate). Ci tiriamo dietro l’uscio. In questo paese le case non sono di legno o compensato rivestito di latta come in Cile: sono per lo più basse e dal tetto quadrato, adattate ad un clima arido. Ma di piani regolatori, regolamenti urbanistici e licenze edilizie pare ce ne siano pochi. Qui ognuno costruisce cosa gli pare, come crede. Ne deriva un’accozzaglia di edifici che pur nella loro estrema disomogeneità trasmettono all’intera area urbanizzata un’aria di improvvisazione individuale da terzomondo capitalista! Sensazione rafforzata dalle linee elettriche nelle strade, con matasse e grovigli da paura ad ogni palo ed allacci alle case funzionali ma “de terror”. Eppoi i cani onnipresenti.

Se l’edilizia ha poche regole, il trasporto invece ne ha di più. La rete pubblica di autobus è capillare e affidabile, specie sulle lunghe distanze. Affidata a compagnie private, le più piccole “provinciali”, le grandi “statali” cioè con licenza di far circolare i propri bus oltreconfine provinciale (che da noi è ovvio). Fuori ogni centro abitato di media importanza c’è un posto di blocco dove la gendarmeria controlla a piacimento. Noi siamo al piano superiore, in cima ed in prima fila. Posto panoramico.

La giornata è bella e ventosa come sempre: d’un vento teso occidentale che aggiunge spazio a questo già sconfinato panorama. Avevo già notato del materiale bianco impigliato nelle staccionate lungo le strade, ma alla luce del giorno si vede bene: sono sacchetti di plastica e teli vari, sparsi dal forte vento per tutta la pampa ed impigliati lungo la strada al fil di ferro delle recinzioni ed anche ai cespugli sottovento. A perdita d’occhio. Ecco perchè in alcuni luoghi (turistici) tipo Ushuaia, El Calafate, El Chalten o peninsula Valdes NON vendono sacchetti di plastica nei negozi. Ma la zona che attraversiamo non ha nulla di turistico: è zona industriale, esattamente petrolifera. A perdita d’occhio un semideserto piatto punteggiato da pozzi, ognuno con la sua autoclave che si alza e abbassa ritmicamente in infiniti inchini. “Ja-knikkers”, come opportunamente li chiamano in Olanda. Zona industriale con traffico industriale: camion di attrezzature e tubi, camionetas con operai. Ogni tanto un bivacco di “parrillas” (grigliate). Qui si lavora e non si guarda tanto per il sottile.

Infatti Las Heras, dove sostiamo per 3 minuti, è proprio un paese squallidissimo di edifici cubici, sbrecciati e polverosi, il tutto immerso in un immondezzaio flagellato dal vento. Verso metà mattina ci danno il pranzo: un vassoietto come sugli aerei. La frittatina, il pezzetto di formaggio ed il biscottino sono “a Km zero” nel senso che sono di puro petrolio locale. A Commodoro Rivadavia, città il cui nome ricordavo dalle cronache della guerra dell’ ’82, abbiamo il cambio bus, con un’ora di pausa. La compagnia ANDESMAR è una delle più grosse e dalla rete più capillare. Con loro altre 4 ore fino a Trelew, dove arriviamo la sera.

Trelew è un posto fondato dai gallesi fuoriusciti per sfuggire alle persecuzioni religiose inglesi. Ha nomi come Gaiman, Rawson su strade e insegne, è posto industriale e cittadina curata. Alloggiamo all’hotel “Galicia”, un 3 stelle (ma qui è su base provinciale) che collabora con la Sabri. Per la visita alla peninsula Valdes vogliamo noleggiare un’auto e la troviamo a Trelew. Ci portano una Fiat “Siena”, mai vista in Italia, e prima di dormire andiamo al supermercato e carichiamo cibo e 15l d’acqua per 3 giorni.

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