Patagonia

Variazioni sul tema Patagonia: 22 febbraio / Chile Chico – Los Antiguos – Cueva de las Manos

Domenica 22 febbraio

Che dormita, come siamo stati bene! Oggi attraverseremo la frontiera e lasceremo il Cile. A dire il vero a malincuore: avremmo voluto risalire la Carretera Austral ben oltre ma senza una macchina a noleggio è quasi impossibile ed il servizio “prendila in A e lasciala in B” pare non esista. D’altro canto gli autobus sono pochi e soprattutto non affidabili. Vanno quando vogliono, cioè quando sono pieni. Ci sarebbero state molte cose da vedere da Villa O’Higgins al lago General Carrera, potendo raggiungerle: i trekking verso occidente, cioè verso lo Hielo Continental (Estancia Carmela, Ghiacciaio del Leon, eccetera), le “cattedrali di marmo” di Puerto Tranquillo, eccetera. Ma in mancanza di trasporto certo ci vuole molto più tempo a disposizione. Perciò oggi torniamo in Argentina da dove partono autobus sicuri.

Rientrando in Argentina a piedi tanti per cambiare

Alle 8:30 siamo pronti ma abbiamo lasciato il mio coltello nell’auto di Ariel ieri. Fortuna che il tassista lo conosce. Lo disturbiamo domenica mattina, poi proseguiamo verso il posto di frontiera. La terra di nessuno non è larga. Ma la strada che l’attraversa fa un giro a “U” lunghissimo, il cui significato ci sfugge. Il confine è in una vallata. I soliti cartelli si fronteggiano, poi il Cristo in croce argentino, ultima stazione di una via crucis che ci sembra di cattivo gusto. I cileni fanno arrivare i taxi fino al Cristo, gli argentini no. Perciò camminiamo stracarichi nel vento della pampa fino al controllo documenti (che sorge in mezzo al nulla), poi altri x chilometri fino al paese. Qui la gente si sposta in macchina – e si vede: gli spazi e le distanze sono concepiti per utenti motorizzati.

Il paese de Los Antiguos è la “capitale delle ciliegie”. Si sviluppa tutto lungo una strada a 4 corsie, con poche altre “cuadras”. Le ciliegie sono coltivate in recinti di altissimi olmi, per proteggerle dal vento dell’ovest. E’ presto e ci informiamo sul bus di lulnga distanza per la costa atlantica. La Andesmar è una delle compagnie più gradi ed ha autobus oggi pomeriggio ed anche domattina. 800Km fino a Trelew, in due bus di 6 ore l’uno. Decidiamo per domattina così oggi abbiamo tempo par la Cueva de las Manos, ad appena 2h30′ di auto da qui. Non c’è servizio bus, da Los Antiguos partono sia tours organizzati che taxi. Dopo un’indagine telefonica partiamo con un’agenzia che per 1500$ (100€ al nostro cambio, 150€ a quello ufficiale) ci porta, subito.

Ruta 40

Il prezzo è il più basso della piazza e ben presto si scopre perchè: lui non c’è mai stato, non sa come sono i 54Km di ripio, la macchina è modesta e modestamente chissà se ce la farà ed infine non conosce la strada. La sa la Sabrina. I 105Km d’asfalto volano senza molta storia. Siamo ormai nella piena pampa, paesaggio piatto e mesetas più o meno incise dall’erosione. Zona arida senza alberi ma coperta da una graminacea dura ed un cespuglio scuro che somiglia all’elicriso. Vi zampettano guanachi a famigliole, pecore delle estancias, nandù e lepri. Aquilotti e “caranchos” svolazzano in un cielo incredibilmente blu che magneticamente cattura lo sguardo, con quelle nuvole oblunghe e rapidamente cangianti al forte vento e alla luce del giorno. Monotonia affascinante per migliaia di chilometri quadri ed ore, giorni di viaggio. Noi difatti, una volta imboccata la sterrata di 54Km si va lentissimi e si vibra come sopra una grattugia per più di un’ora. Vi sono tre vie d’accesso al sito, noi prendiamo la più lunga ma ci si arriva in macchina. C’è una sterrata di 24Km ma non sappiamo se una macchina non 4×4 ci passa, poi c’è l’accesso di 12Km di ripio fino all’estancia eppoi devi attraversare il canyon a piedi. Che, a ragion veduta, è di sicuro la migliore perchè risparmi due ore tra andata e ritorno e ti fai una bella passeggiata di un’ora andata e ritorno.

Guanacos

La “Cueva de las Manos” è un sito archeologico che si sviluppa in un canyon (qui “canadon”) che taglia la meseta. Un ambiente che si rivela solo all’arrivo. La “cueva” in realtà è una serie di ripiani sottoroccia e strapiombanti dalle pareti vulcaniche del canyon, usato come riparo fisso per circa 8000 anni (da 10000 a 2000 anni fa) dai cacciatori-raccoglitori. Il terreno è privato e fa parte di una estancia ma questo sito è direttamente protetto e gestito dallo stato. In realtà vi sono circa 80 ripari del genere in questo canyon che è lungo modici 150Km! Le pareti sono dipinte con centinaia di figure rosso ocra, gialle, nere e perfino verdoline. Raffigurano impronte di mani, guanachi ed altri animali, simboli astratti. Si paga un biglietto: argentini 80AR$ (8€ al cambio ufficiale), stranieri 48$USA! Io passo per argentino e già che ci siamo facciamo passare il tassista (che è locale) gratis. La visita è obbligatoriamente guidata e dura circa un’ora e mezzo.

Cueva de las Manos

C’è un gruppo di una ventina di tedeschi trekkers in completo assetto escursionistico. Hanno il bus sull’altro lato del canyon e sono con un tour leader germanico cappello della wehermacht sandali di copertone peruviani. Capisce ottimamente lo spagnolo della guida e traduce in maniera impeccabile ma quanto a parlare il suo spagnolo è da caricatura. O com’è possibile? Noi cerchiamo di immaginarci questo luogo con il silenzio. Ci sono passate 400 generazioni di cacciatori, poi sicuramente i gauchos vi si sono riparati e magari hanno pisciato sulle pareti (alcuni disegni più bassi sono danneggiati). Ora vengono 300 persone al giorno, il percorso è con passerelle di legno e le pareti sono intoccabili. Le guide sono assunte a tempo pieno dallo stato e vivono sul posto (che è assolutamente isolato!). Il nostro autista ci riporta indietro. Lui ha conosciuto il sito, noi ci siamo fatti 6 ore di macchina per 2 ore di sosta. Ne valeva la pena ma ti dà l’idea dell’ampiezza di questo paese.

A Los Antiguos il B&B “Las Dunas” è veramente il peggior posto visto finora: siamo in una scatola di compensato, la cui unica finestra da sul corridoio dove c’è una stufa accesa al bollore. La “camera” è sudicia e il “bagno” pure, quest’ultimo casca a pezzi, lo sciacquone è rotto e la doccia anche… insomma è tardi e ci fermiamo lì ma gli lasciamo un biglietto scritto sulla carta igienica: “este lugar de terror es sucio! Limpialo!”.

Cueva de las Manos

 

Scopri il nostro viaggio in Patagonia che visita anche la Cueva de las Manos.

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