Fine Carretera Austral

Variazioni sul tema Patagonia: 18 febbraio / Candelario Mancilla – Lago O’Higgins – Villa O’Higgins

Mercoledì 18 febbraio

Il bosco di notte chiacchiera. Gli alberi di lengua si piegano al vento quasi miagolando nel tronco mentre il fruscio delle foglie aumenta. C’è l’uccello marmotta che ne imita il verso (non ci sono marmotte qui), fischi vari nella notte, sentiamo abbaiare in lontananza e la mattina come un rauco raschiarsi la gola. Potrebbe essere il puma contrariato. Ieri abbiamo visto un huemul, specie di cervo endemico. Finchè non sono sopraggiunti due americani chiacchieroni e quello quasi con infastidita alterigia s’è dileguato nel bosco. Chissà perchè gli yankee proprio non ce la fanno a stare in silenzio!

Arrivando lago O'Higgins

 

E’ caldo e nuvoloso, pensiamo che tra poco pioverà. Colazione calda grazie al fuoco e contemporaneamente si smonta. Alle 9 siamo su strada, la strada sterrata di ieri, ancora circa 8Km alla caserma di frontiera cilena. Certo tra ieri sera e oggi non s’è visto nessuno. Ad un certo punto, al chilometro 6, un bivio non segnalato nella nostra carta “Chalten – Zona Norte del P.N. Los Glaciares” comprata in Argentina. Si stacca un sentiero (dato per Ruta Patrimonial 2) più o meno segnato per “Peninsula” che, sapremo poi, arriva ai ghiacciai O’Higgins e Chico con un giro di 10 giorni. E’ già da giorni che lo Hielo Continental ci canta come una sirena, ma 10 giorni sono troppi. Sarà per un’altra volta.

Il vento aumenta e dunque non piove. Ci affacciamo sul lago O’Higgins (sempre lui in Cile). Lago alimentato dai ghiacciai dello Hielo Continental versante est delle Ande, perciò acqua dolce che scende verso est. Ma è enorme. Sembra un fiordo norvegese con queste montagne a picco ed il vento forte. Verso le 11 e rotti arriviamo alla “Tenencia Candelario Mancilla” dei carabineros cileni. Un milite gentile ci accoglie: registra mentre tre bimbetti gli giocano intorno. Ci sono 4 o 5 case di militari, 2 quad parcheggiati, bandiere e antenne varie. Tutto molto in ordine. Il milite ci dice che il molo è a circa 1Km avanti e che c’è un battello “ahora al tiro” ed il prossimo alle 5 e mezza. Facciamo una corsetta al molo e lo becchiamo che sta per partire. In una stalla riparata c’è un molo ingombro di MTBers appena sbarcati. Lì una pilotina di legno a colori sgargianti ci attende.

La pilotina di Lorenzo Alberto

 

Ci imbarchiamo e subito salpano. Il mio GPS dà 22.3Km dalla gendarmeria argentina di Lago del Desierto. La navigazione dura buone 3h30 per 71Km. Vento forte contrario increspa il lago ma la pilotina di Lorenzo Alberto è fatta di solido alerce (=larice) nell’ ’84, cioè prima della legge (del ’90) che protegge le essenze arboree locali. Affonda di prua, noi si balla un po’ ed il ponte è inondato continuamente ma sottocoperta c’è perfino una cucina economica accesa e fanno lo stufato di capretto. Il cuoco è Alberto Lorenzo himself, titolare dell’omonimo “Transporte Maritimo de Pasejeros Lago o’Higgins”. La ciurma conta anche l’aiuto pilota e la aiutocuoca/segretaria/contabile. I passeggeri sono tre coppie giovani (2 cilene ed una USA) più noi. 33’000$CL cadauno o 50€. Il vento forte l’abbiamo esattamente contrario, ma Capitan Alberto deve accostare alla riva sinistra per prendere un passeggero. non c’è molo ed il poveraccio deve bagnarsi fino all’inguine per raggiungere la scala calata da prua. E’ un ragazzotto di meno di vent’anni. Dice che qui ha un “campo”, ci viene la mattina con lancia a motore e poi torna con Alberto. C’è abituato. Lo facciamo accostare alla stufa e lui quasi si meraviglia di tanta attenzione. Fa un freddo cane, circa 10° e un vento forte. L’acqua è di ghiaccio. Lui non si leva neppure le scarpe. Infilato in cintura dietro alla schiena come i nostri vecchi, porta una fodero di cuoio con dentro un coltello.

Ogni giorno così

 

Continuiamo a beccheggiare fortemente fino quasi all’approdo, che non è a Villa O’Higgins bensì 7Km prima. E’ la fine della Carrettera Austral, con tanto di cartello. Il (l’unico) moletto è occupato da un traghetto a destra e da un battello della provincia di Aysen a sinistra. Noi ci attacchiamo a quest’ultimo per sbarcare. Intanto dal battello hanno chiamato un pullmino 9 posti e per 5000$ (7€) ci facciamo portare in paese. La strada è sterrata, stretta, tortuosa. Costeggia il bordo ripido del lago fino a Villa O’Higgins. Paese assai più isolato di Puerto Williams. Qui, tra casine ferraletto di legno e lamiera ed alcuni edifici pubblici, in una valle con nevai vicini, nuvole basse e vento forte ti senti veramente all’Ultima Thule. Ed è estate. La temperatura media estiva è di 13°, quella invernale (luglio) è +3°. Il paese ed il comune furono creati da Pinochet il 15 ottobre 1980 dopo il conflitto di frontiera del 1965 con l’Argentina ed il successivo arbitrato internazionale che “penalizzò” (almeno così insegnano loro nelle scuole) i cileni. Cinque anni dopo l’Argentina creava El Chalten.

Sbarchiamo con gli altri trekkers all’ospedaje “Glaciares”. Hanno posto. Camera di 2.50×2.50m con due lettini e non c’entra altro. L’ostello ha di buono che mette a disposizione la cucina, ha due bagni con docce a gas e ad acqua scaldata a legna ed è centrale (Villa O’Higgins conta 600 anime!). Di contro ha che la struttura è tirata su con lo sputo, è la solita casetta di cartone fuori squadra: le porte non si chiudono, l’impianto elettrico è da paura, mi sono fatto la barba e mi è crollato lo specchio ed il lavandino si agitava a toccarlo. Due viti da 6 sul compensato non bastano. Nei negozi di alimentari cerchiamo una birra, da farci da cena e un po’ di pane. Tocca girarli tutti e tre più la panetteria per trovare questi prodotti. Cena e letto che siamo stanchi, ma non è finita la giornata: già c’è evidentemente una festa e già che le pareti sono di cartone pressato pare di averli in camera. Io mi addormento lo stesso ma la Sabri no e verso mezzanotte scende e ne dice quattro alle gestrici.

Villa O'Higgins

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