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Variazioni sul tema Patagonia: 17 febbraio / Laguna del Desierto – Confine

Martedì 17 febbraio – Martedì grasso

Ha piovuto tutta la notte, dalle 22:30 alle 7. Pioggia fine, a tratti più decisa. Ci toccherà smontare sotto l’acqua, inzupparci ed arrivare fradici. La carta dà il primo posto tenda al confine, 2h30 di cammino: Poi un riparo lungo la strada cilena a 6Km dal confine. E’ vero che finora abbiamo avuto una fortuna sfacciata col meteo, però la prospettiva di oggi non alletta di sicuro! Domani alle 17 dobbiamo essere alla capanna dei carabineros sulla costa per prendere la barca fino a Villa O’Higgina. Da qua ci sono 2h30′ più 15Km di sterrata, ed abbiamo tutto sulle spalle compreso ciò che di solito lasciavamo nei B&B fino al nostro ritorno, più provviste per 3 giorni.

Laguna del Desierto

 

Ci rivoltiamo ancora nel sacco a pelo, tanto fino alle 9 il gendarme non ci timbra l’uscita. Quando apro l’occhio sono le 9:30 e ha smesso di piovere. La giornata è comunque uggiosa, le tende accanto a noi si animano. Noi decidiamo di smontare al volo e passare subito la dogana. Il piantone giovane sbattuto in un posto di frontiera isolato annota diligentemente le generalità sul registro d’ordinanza. Ci mette 25 minuti per due nomi e numero di documento e chiede al suo capo come si scrive O’Higgins (una delle due possibili mete di chi passa la frontiera qui) – e nella stagione che volge al termine sono 2000 nominativi -.

Intanto è arrivato il battello delle 10, ne scendono giovani e meno giovani zainati, salgono quei due con MTB carrellata dietro. Prima di partire la Sabri si fa invitare in cucina per un mate e per scaldarsi un po’. Il gendarme in realtà è un povero diavolo del nord (di Formosa, 30 gradi più caldo che qui). Come tanti commilitoni è un guaranì e da anni viene spostato tra 5 posti di confine. Lui guida la lancia ed è il responsabile. Poi c’è il cuoco, che ha fatto una tegliata di medialunas strutto e zucchero (ce ne offre, sono una mattonata) e vorrebbe metter su uno spaccio ai turisti. E il piantone boccia batti-stecca analfabeta o quasi. Il capo ha famiglia con due figli che vede ogni 6 mesi. Dice che nuove società stanno acquistando grandi estensioni di terreni, anche probabilmente per riciclare denaro. E poi ce l’ha con i ricchi russi che credono di poter fare e comperare tutto. Prevede per oggi bel tempo e ci saluta. In effetti sta rischiarando, noi partiamo carichi come ricci.

Pausa pranzo sul confine

 

La prima mezz’ora nel bosco si sale, ma Sabrina è già contenta d’essere soli. E’ da stamani che brontola per la troppa gente. Il sentiero è evidente. Passa in un bosco di notofagus bellissimo, come dovevano essere i boschi europei nel medioevo, anch’essi attraversati da ogni sorta d’individui. Da queste parti c’è il puma ed il condor. Ora anche la processionaria. Non ho visto formiche nè serpenti. Invece una bella varietà di muschi e licheni, un sottobosco ricco. I due inglesi hanno caricato i loro zaini su due cavalli e se li fanno portare a destinazione, loro seguono leggeri a piedi. Incontriamo lagune e torbiere, pantani e boschi per altre 2 ore fino allo scheletro d’acciaio d’un capannone militare accanto ad un ruscello. Lì ci accendiamo un bel fuochetto e scaldiamo l’avanzo di carne di ieri. La giornata è uno spettacolo, per ora s’è fatto poco più di 6 Km. Cippo di frontiera con tanto di cartelli Argentini e Cileni che si sovrappongono. Qui nell’ ’85 ci fu un piccolo conflitto di frontiera che costò la vita ad un militare cileno.

Portatore con cavalli

 

Da qui parte la sterrata cilena che dobbiamo percorrere. E’ una stradina senza infamia e senza gloria, usata ora per l’industria del legname che viene prelevato coi camion (si vedono le tracce). Oggi non lavorano. Seguiamo questo stradone tra boschi di lengua caduti per altri 7Km e secondo i cartelli ce ne sono altri 9. Ma siamo stanchi e montiamo il campo in posizione un po’ defilata sottostrada. La temperatura è scesa assai, ma il fuoco arde., la zuppetta scalda e gli alberi scricchiolano al vento che ne gonfia le chiome. Buonanotte.

Confine

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