Cerro Torre

Variazioni sul tema Patagonia: 16 febbraio / Fitz Roy – El Chaltel – Lago del Desierto

Lunedì 16 febbraio

Ha piovuto a vento e mi ha bagnato la punta degli scarponi incautamente lasciati vicino all’uscita. Sono zuppi e gelati. A balzolloni, ore 7, d’una radiosa mattina, ci spostiamo da sotto gli alberi per “fare colazione” diaccia con 2 fettine di pane avanzato e un po’ di dulce de leche. Accanto a noi si svegliano i due inglesi con bimbo piccolissimo e i due russi squadrati come animale che-gli-fa-un-baffo questo clima. Tutti si aggirano diligentemente nei presi delle tende, all’ombra gelida. Solo tre ragazzi della Padania vengono al sole come tre lucertole. Il campeggio (o meglio “area di libero accampamento”) è pieno per lo più di stranieri.

rio de las vueltas

Noi oggi torniamo a El Chalten ma per via diretta, un percorso di circa 10Km su sentiero grande e facile, con poco dislivello ed è negativo. Uno spettacolo tra boschi, lagune, zone umide. Il tempo dopo la tempesta è splendido ed il signor Fitz Roy si concede libero fino in vetta. Il sentiero costeggia la destra orografica del Rio de Las Vueltas che mi ricorda il modo oggettivo di nominare i luoghi dei nostri Liguri Apuani: Canale delle Volte. Vallata di 35Km che percorreremo oggi pomeriggio. Molta gente e fra questi molti argentini salgono fino alle prime lagune con vista sul Fitz Roy. In Italia le famiglie camminano solo se alla meta c’è qualcosa da mangiare. Qui si parte per 10Km di sola andata verso un “mirador” con acqua di ghiacciaio e panino fatto in casa (perchè nel parco niente fuochi e niente “asado”). Con El Chalten in vista e la prospettiva di un lavandino e una zuppa calda allunghiamo il passo, tra boschi di notofagus a me famigliari perchè ricordano i castagneti abbandonati.

quasi in paese

Al paese le mosse sono prestabilite: 1) riportare imbragaturae a Merlino, fatto. 2) Pranzo caldo. Entriamo in un locale “storico” dove fanno un ottimo spezzatino. Nel loro bagno mi lavo il viso due volte ed i piedi una. 3) al B&B a prendere lo zainetto lasciato qui ed aspettare il transfer verso il Cile alle 15:30. La ragazza che guida il pulmino ha gli occhiali da sole sopra il berretto di lana azzurro, faccia slavata, magra come un chiodo. Siamo gli unici due passeggeri per Lago del Desierto, confine con il Cile. Quando la Sabri scende al “supermercato” a comprare la carne per la cena di stasera, mi dice che i suoi nonni erano siciliani ma non sa di dove. la sterrata risale il rio, a sua volta emissario della Laguna del Desierto. Circa 35Km verso nord, metà ancora nel parco Los Glaciares ed il resto è terreno privato (!) che il proprietario ha adibito ad “area protetta” eccetto un 5% di sfruttamento immobiliare. Passiamo una estancia con parrillas (= carne alla brace), parco divertimento, bar e quant’altro – tutto affollato. Alla fine della sterrata c’è prima un campeggio (100$ a motte), poi il Lago del Desierto con gendarmeria e molo d’attracco.

muelle lago desiero

L’ambiente naturale è imponente: Lago cristallino di 10Km stretto e lungo fra montagne i cui ghiacciai arrivano a pochi metri dall’acqua, fiume a menadri con pescatori di trota (introdotta) e zone umide dai colori cangianti. Il molo è deserto ma dopo poco attracca un gommone coperto. I turisti scendono e il capitano sornione ci dice “avete un problema”… La barca per l’altra estremità l’abbiamo persa, era alle 4 e sono le 5 e mezza. Lui ora ha un giro sul lago e torna qui alle 6 e mezza, ci potrebbe portare lui. Gli chiediamo di lasciarci a metà dove c’è un attracco per albergo. Dice che il molo è privato e che non si può attraccare, non vuole problemi. La scelta è tra pernottare qui in campeggio superaffollato e a pagamento e poi domattina imbarcarci o farlo stasera, arrivare all’ultima gendarmeria di confine e dormire là da qualche parte. non siamo più nel parco perciò possiamo fare fuoco. Dal lato nord di questo Lago del Desierto ci sono ancora circa 3 ore di cammino fino al primo posto di frontiera cileno. Da lì una strada di 15Km al traghetto per Villa O’Higgins che salpa mercoledì alle 17. Ultimo luogo raggiunto dlla Sabri nel 2011 ed ora punto di partenza della nostra esplorazione. Decidiamo di partire alle 6 e mezza per 420$ ovvero 80€ in due. La navigazione dura un’ora e mezza e Capitan Gordo organizza in fretta e furia un giro reddittizio oltrelago. Sul suo naviglio, un gommone coperto che lui incaglia su copertoni affondati nella battigia, salgono anche l’aiutante, un ragazzo e una signora bassina con fluttuante chioma corvina. Si passano allegramente la bombilla di mate mentre il Gordo guida. “Di dove siete?” Italiani. “Italiani di dove?” della Toscana. “PIETRASANTA!” esclama capitan Gordo. “Pietrasanta” dico io. E penso “questo ha forse il mio passaporto in mano, ma non c’è scritta la residenza”. Insomma la signora, moglie del capitano, ha un figlio Pablo che è stato 7 anni a Pietrasanta e conosce un argentino di Cordoba che lavora lì “nelle colline” (potrebbe essere Felix) e un altro che potrebbe essere Miguel. Sono di Buenos Aires e d’estate fanno i traghettatori in questo angolo sperduto dell’impero, accanto allo Hielo Continental che incombe da ovest ed in vista del versante nord del Fitz Roy. La signora ha fatto domanda di residenza a Pietrasanta ma non c’è mai stata.

gendarmeria lago desierto

Al molo dell’ultima gendarmeria Capitan Gordo ci abbraccia calorosamente come paesani ritrovati, poi organizza il lucroso ritorno imbarcando un gruppo di 6 o 7 MTB-ers stranieri. Nel pratino sul lago ci sono già tre tende. Entriamo nella gendarmeria / posto di confine, una casetta di legno con pennone e piazzola elicottero. L’umo che ci accoglie in uniforme ha poco di marziale: sembra più il tondo vivandiere di un convento di certosini. Però ha il potere e si compiace di fare la differenza tra una buona accoglienza e il vagare raminghi nella notte ai confini della civiltà. Dice che non possiamo accendere fuochi, che ci piazziamo pure laggiù con gli altri e che domani ci timbrerà il passaporto non prima delle 9. Ci può fare la carne al forno della cucina economica accesa, tornate fra mezz’ora. Piazziamo la tenda al margine del bosco, riparata, e torniamo a prendere la carne: un pezzo di matahambre (la fascia muscolare della pancia). Gliene offriamo, lui rifiuta per cortesia. Cena nel casotto della rimessa delle barche con bottiglia di rosso, vista sul Fitz Roy. Domani si va in Cile.

monumento gendarmeria ergentina

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