panoramica p moreno

Variazioni sul tema Patagonia: 13 febbraio / El Calafate – ghiacciaio Perito Moreno – El Chalten

Venerdì 13 febbraio

Che dormita! C’è voluto tutto il rumore della sveglia per aver ragione di Morfeo. Ci voleva una colazione decente ma non è questa una specialità argentina. Il caffè è sciaquino, le “medialunas” sono cornetti piccoli e gommosi che rimbalzano… vabbè pazienza! Abbiamo un biglietto a/r per il ghiacciaio Perito Moreno, nel parco nazionale Los Glaciares, ad “appena” 80Km da qui.

Partenza alle 8:30, ritorno alle 17:00 ma per noi è troppo tardi e vogliamo anticipare. Non è possibile: tutte le compagnie dei bus partono da El Calafate alla stessa ora e ritornano alla stessa ora. E ti vendono solo a/r. Ma questa è l’Argentina e ci accordiamo con il nostro autista (che torna a casa per pranzo). Ci porta indietro alle 12:30. Il ghiacciaio è famoso perchè finisce in un lago con un fronte di ghiaccio di 3Km alto 40m. E’ spettacolare e ben raggiungibile. Infatti a livello di turismo di massa è veramente una macchina da soldi, genera un bell’indotto che ha una ricaduta su tutta l’area parco.

Questo parco è un esempio di come le cose dovrebbero funzionare (da noi è ancora pura fantascienza): una immensa area [] nel parco che ha vari accessi tutti accuratamente segnalati e mantenuti. Al Perito Moreno l’entrata è a pagamento differenziato: i pensionati argentini entrano gratis, i residenti della Provincia pagano 80$ (circa 8€), gli stranieri come me 125$. Giustamente. Perchè il parco è curato, ci sono un sacco di servizi. Qui, ad esempio, è la porta d’accesso per gruppi turistici. Vengono gli autobus a 2 piani pieni di anzianetti in ciabatte e golfino. Il parco ha predisposto bar/ristorante/bagni/souvenirs eppoi da lì un percorso su passerelle in acciaio inox fino a terrazze panoramiche ai vari livelli, raggiungibili anche ai disabili con ascensore. E servizi guida multilingue. Il percorso è obbligato: non si esce dalle passerelle ed è perfino vietato fumare (all’aperto). Altri accesso al parco, ad esempio quello nord da El Chalten, sono gratis e per altra tipologia di fruitori: escursionisti ed alpinisti. Rimango proprio colpito da come la protezione ambientale qui si sposi con sviluppo economico e ricaduta sul tessuto sociale. I nostri amministratori che si riempiono la bocca con bei paroloni dovrebbero venire qui a vedere, ma non pagati da noialtri.

iceberg rigirato

Puntuale alle 12:30 dunque partiamo con pullman vuoto, ci siamo noi due più un autista caricato anch’egli. A El Calafate fa caldo, la gente va in maglietta, ci sono ginestre e lavanda in fiore. Andiamo a farci un pranzo decente e Sabrina mi porta da Tablita, trattoria specializzata in “cordero” (agnello). E’ inserita nei suoi pacchetti ma lei è dal 2011 che non ci torna. La riconoscono e l’accoglienza è simpatica. Il pranzo pure. Prendiamo una porzione d’agnello, una d’insalata formaggio-pere-noci ed una di dolce (gelato al calafate che sono come mirtilli). Con questo ci mangiamo abbondantemente in due e ci beviamo del buon rosso argentino, un malbec. Prima del bus per El Chalten andiamo a fare alcune cose: riposino nella zona lavustre (che ospita un’area protetta gestita dall’università) dove oltre alla flora e alla fauna locale vediamo un gruppo di bambini dai 6 ai 12 anni fare un giro di educazione ambientale con 3 guide per 16 ragazzi. Non troviamo una bomboletta di gas che vada bene sul nostro fornello e lasciamo perdere: per i primi tre giorni (che siamo nel parco) non mangeremo caldo, poi faremo il fuoco come fatto finora.

Il bus è pieno di turisti/escursionisti. S’inoltra nella pampa desertica sbuffando verso nord-est, poi dopo circa 100Km c’è un (“il”) bivio a T e noi giriamo a sinistra in linea retta per altri 90Km. Si vedono il Cerro Torre a sinistra e il Fitz Roy a destra, sembrano denti del pescecane di Pinocchio con gengiva di ghiaccio. L’autista si ferma in uno slargo per farci fare due foto e sgranchire le gambe, mica come quello sciabigatto di ieri! El Chalten prende il nome da “il monte che fuma”, come i Tehuelche chiamavano il Fitz Roy. Il paesetto è stato fondato nel 1985 a scopo di controllo militare del confine e dal 2011 ad ora è in crescita, come tutto ciò che è legato al business naturalistico. D’inverno conta non più di 300 abitanti ma sembrano tutti giovani con voglia di fare. E infatti il paesello ora è in fermento: chi adibisce il proprio giardino a campeggio, chi vende lattine nella roulotte dietro al siepe, chi apre improbabili stanze. Il “Notofagus B&B” ci accoglie. Doccia e organizzazione degli zaini per i prossimi tre giorni, poi a letto.

glaciar perito moreno panoramica

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