traghetto stretto magellano

Variazioni sul tema Patagonia: 12 febbraio / Terra del Fuoco – Punta Arenas – El Calafate

Giovedì 12 febbraio

Notte scomoda, senza piumino saremmo nei guai. La casa pare che scricchioli e si pieghi dal vento. T’immagini gli Ona nelle capanne? Chiudono lo stretto quando il vento supera i 100Km/h. Sarà che le case sono di paglia come quella del primo porcellino ma a me i Km/h sembrano assai di più! Alle 6:30 la gente chiacchiera ad alta voce sdraiata sul pavimento. Solo Sabrina invece è ancora assonnata, Luigi invece russa proprio. Il conducente annuncia che un traghetto è partito dall’altra sponda. In effetti è in mezzo al guado e tutti si rallegrano finchè… delusione non si vede più. Ma subito riappare: è celeste e arranca a tutto motore pur rimanendo quasi fermo rispetto a noi. Intanto la coda in attesa si anima, come nel film “L’ingorgo” con l’interpretazione magistrale di Alberto Sordi. Il mezzo si scarica, poi si carica con i nostri ma noi siamo parcheggiati a sinistra e la fila che si muove è quella centrale. Rischiamo di saltare il 1° viaggio, perciò tutti i passeggeri del nostro bussino si imbarcano a piedi, al di là vedremo che succede. In effetti noi tre abbiamo già preso un bus per Puerto Natales alle 6:15, le due ragazze americane hanno preso il volo. Tutti rischiano di rimanere giorni in più e dover modificare programmi e spese. La traversata è tranquilla, in effetti il vento s’è calmato assai. Di là entriamo nel baretto e ci dicono che il nostro autista ha telefonato dicendo che sarà sul prossimo traghetto che arriva tra mezz’ora. Bravo: ha fatto una buona cosa!
Perciò riprendiamo il bus per altri 170 Km di pampa. Quando arriviamo a Punta Arenas il vento ha ripreso forza e lo stretto è di nuovo bianco di schiuma. Abbiamo sfruttato una finestra che s’è richiusa? In meno di 5 minuti svuotiamo la stanza, paghiamo (anche la seconda notte ovviamente) e schizziamo a cercare un bus per Puerto Natales. Il solito giro di 3 compagnie e alla fine quella che ha posto arriva a P.N. alle 18:15, un quarto d’ora dopo della partenza per El Calafate. Non possiamo rischiare di perdere la coincidenza con camera e trasporto l’indomani già pagato, perciò decidiamo di andare in taxi fino a P. Natales e contrattiamo un ottimo prezzo (da 100mila pesos a 60). Son sempre 80€ ma con quelli azzeriamo i rischi di futuri disguidi. Questi pinguini ci sono costati, ma il giro andava controllato, ora si volta pagina, siamo di nuovo in carreggiata e schema.

paine da lontano
Tre ore e 270Km di cieli della Patagonia più tardi si arriva sparati a Puerto Natales, la fighetta Courmayeur della Patagonia. Anche qui il confronto con vent’anni fa è presto fatto: allora un paesetto, oggi una località di moda con 200.000 presenza l’anno nel P.N. Torres del Paine. Sicuramente è spettacolare, noi ci capitiamo solo di passaggio per prendere il bus per El Calafate. Appuntamento al “Team Espace” dove Sabrina contatta Hernan e parlano, prima del più e del meno, poi dei turisti e del lavoro in comune. Il luogo sembra il ritrovo finto-casual di lupetti di montagna delle Great Plains, con annesso negozio di vestiti ultimo grido e bocconcini a prezzi esorbitanti. Ma tant’è, ci fanno lasciare gli zaini per qualche ora così facciamo un giro in paese (dove compriamo 3 panini per il viaggio), poi alla stazione degli autobus per una tratta di 5 ore con attraversamento di frontiera.
Il bus è pieno, parte alle 6 e 5 minuti e per fortuna s’è preso il taxi! Ci imbarchiamo quindi sul bus di COOTRA ltda, prendi nota del nome, ti conviene! L’autista, giovane e massiccio cileno dal capello millimetrico, ci annuncia che arriveremo dopo mezzanotte e parte. Gli argentini dicono dei cileni che sono inquadrati, militaristi, senza fantasia e pure tirchi. Ebbene questo ce le ha tutte ed è infine maleducato. Tratta male il passeggero, se ne frega se tutti boccheggiano dal caldo, va a 40 all’ora su rettilineo deserto, si ferma e scende per affari suoi nella notte senza dire nulla ai passeggeri. Infine, una volta arrivato, non accenna ad aprire o a scaricare il bagagliaio e lo facciamo da noi soli. COOTRA, ricordare! Tanto di compagnie ce n’è assai, come in ogni situazione dove si sposano denaro e deregulation. La greppia piena ma nessun coordinamento di prestatori di servizi. Peccato. Invece il tragitto in sé è spettacolare nella sua essenzialità: pampa desertica per ore ed un cielo al tramonto con nuvole incredibili per forme e colori. Alla frontiera tutti a presentare i documenti. I cittadini USA hanno un trattamento più complicato e pagano la “tassa di reciprocità” (sono pienamente d’accordo!). I cileni non controllano chi esce mentre gli argentini controllano quando ne hanno voglia. Incontriamo il cartello “Las Malvinas son argentinas”, la immaginette di latta rossa di Gauchito Gil e Defunta Correa (eroe ed eroina popolari ambedue con edificanti storie strappalacrime) e siamo in Argentina ad iniziare da un paese di minatori di carbone. Arriviamo a El Calafate alle 00:30.
L’albergo Ñires, quello con cui collabora Sabrina, è a due passi dalla stazione degli autobus, in quel che era centro, ma ora la cittadina s’è espansa ed oggi conta 24’000 abitanti. La Sabrina qui è di casa e si vede. Oggi è stata una giornata di trasferimento in bus (e di grazia che è riuscita) e taxi. Quasi 800Km ti possono stancare come e più di una camminata lunga. Se aggiungi una differenza di temperatura di sicuramente +10° e cala il vento a zero… siamo sfiniti.

Puerto Natales

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