Pinguino Rey

Variazioni sul tema Patagonia: 11 febbraio / Punta Arenas – Terra del Fuoco….

Mercoledì 11 febbraio

Alle 7:30 ci passa a prendere il minibus di Laguna Azul, operatore cui Ghisoni ci ha affidati. Fa il giro della città e alla fine siamo 10 passeggeri su 12 posti. L’autista è di poche parole, dice solo che si va al traghetto. Il meteo è vento, vento e vento ma non c’è da camminare oggi. Comunque ci siamo attrezzati. Di volata al porto, con tanto di motovedetta nera esposta nella rotonda per rincarare la “supremazia” del Cile sullo Stretto di Magellano e c’imbarchiamo per Porvenir, lato sud dello stretto. la navigazione dura due ore, il traghetto è pieno e troviamo un posto a sedere nella hall del bar. Vi lavorano in 3 e per un caffè tiriamo il numero 51 che verrà servito dopo abbondantemente 1h30′. Il vento non molla, anzi. Da ovest sparato.

Porvenir è una colonia inizio ‘900 con grossa percentuale di croati. L’autista si ferma davanti al museo locale, dice di che si tratta solo su precisa domanda (storia naturale e antropologia, questo era territorio Ona e Selk’nam) e ci lascia 1h15′ libero. O museo o pranzo secondo lui. In realtà sul traghetto ho scoperto che il mio vicino dallo spagnolo fluido ma strano è olandese. Sposato con la cilena Paola hanno 2 figli (6 e 4 anni) e vivono mezz’ora a sud di Porvenir in una estancia di pecore. Lui ha studiato a Wageningen e s’è laureato in floricoltura nel ’99. Ora partecipa con la sua azienda cilena a 40 programmi di produzione di fiori per l’esportazione. Produce da Arica a qui ed esporta in USA e Russia ma collabora e vende anche a Montecarlo. E’ lui che ci consiglia un ristorante a Porvenir, paesetto quasi tutti di casette di compensato rivestito di bidoni di latta aperti con un paio di belle case signorili a due piani con dei vivaci colori. Noi facciamo un giretto, corto per la verità, fino al mare con passeggiata spazzata dal vento e monumento all’operosità dell’immigrato, poi a pranzo da Rosas, bell’albergo / ristorante dove entro le 12:25 ci servono il menù a prezzo fisso (di 5000$, circa 7€) ovvero ottima zuppetta di verdure speziata (= “carbonara”), spaghetti alla bolognese mangiabili come secondo e mezza pesca sciroppata più bibita.

4 giorno cammino

Risaliamo in bus, c’è ancora 2 ore al Parco del Pinguino Rey. Appena fuori Porvenir c’è un giovane con lo zaino lungo la strada che chiede un passaggio. Lo carichiamo ed è un francese che chiede di essere portato fino al bivio con la via per l’Argentina. Alla pinguinera sono più di 100Km su sterrata attraverso una distesa brulla e monotona, non fosse che per il cielo assolutamente… vasto! Tutto a grossi tratti recintati per le pecore, estancias lontane con accesso dalla strada, guanachi a branchetti che pascolano. L’autista va come uno schioppo e dopo il suo tempo si ferma in prossimità di 3 case. E’ l’ennesima estancia ma pare abbandonata. L’edificio più lungo era per la tosatura, poco distante la casa e la rimessa. Tre alberi stentati crescono contorti dal vento dell’ovest, soli nella pampa. Scendiamo a sgranchirci le gambe, ma il veto freddo, che spostava il furgone, a malapena ci fa camminare.

Comunque siamo quasi arrivati: dopo pochi Km un bivio verso la costa conduce a quello che pomposamente chiamano “parco”: sono due container adibiti a stanza di ingresso/biglietteria e bagno sul retro ed un cartello di legno con pennone bandiera. L’ingresso è 12’000$ (circa 17€, non pochi!), accompagnamento da guida in spagnolo e inglese. Ci dirigiamo controvento non senza sforzo per qualche centinaio di metri verso la costa, fino a tre piccole palizzate altezza mano con aperture per vedere e fotografare. Più avanti non si può andare, ma a circa 50m, oltre un fiumiciattolo, c’è la colonia di pinguini Rey.

Sono circa 60 e la guidan una ragazza che abita qui (!) da 2 anni dice che adesso sono in cova e che la coppia si alterna ogni 15gg circa. Il genitore libero è in mare a nutrirsi. Sono belle bestie rispetto ai nanerottoli impacciati dei pinguini di Magellano visti vicino a Punta Arenas. Questi vengono dalle Malvinas ma sono un gruppo così stentato che scompare nell’immensità di questa pampa ventosa. Se ne stanno lì, coda al vento, sembrano il simbolo della precarietà dell’esistenza su questa terra. Ma l’apparenza inganna: la colonia è qui da molti anni, con alterne vicende ma è stanziale. Stanno fissi qui, senza nido, mentre il mare gli uggisce alle spalle. C’è anche una ricercatrice di Penguin-Watch-non-so-cosa con cavalletto, telecamera e taccuino. Le chiedo (in inglese, mi viene così) cosa fa e mi spiega che lavora per questa ONG ad uno studio dell’impatto della presenza umana sulla colonia. L’osservazione va avanti da 2 anni e pare che l’aggressività ed il nervosismo aumentino con il numero di umani e velocità dei loro spostamenti. Fin qui mi sembra quasi ovvio. Il Rey arriva a campare trent’anni.

Pinguino Rey

Dopo più di un’ora siamo congelati. Il vento pare aumentato, ora mi ci posso appoggiare di spalle senza cadere. Il ritorno è previsto via nord, qundi lasciamo Bahia Inutil, così chiamata dai buontemponi cartografi inglese perchè troppo bassa per farci un porto, e tagliamo l’isola Terra del Fuoco fino al traghetto per 2 ore buone di sterrata su cui lavorano per il raddoppio della carreggiata. C’è assai traffico di camion e turisti. I motociclisti viaggiano piegati verso sinistra appoggiati al vento. Passiamo la zona dei pozzi petroliferi ed arriviamo allo Stretto di Magellano verso le 17:30. La strada finisce in mare, il prossimo traghetto è per le 21, andiamo al piccolo bar.

Il mare è bianco di schiuma e il vento fischia dentro al bar. L’autista dice “hay que esperar” e difatti la coda di veicoli in attesa aumenta, tanta gente entra ma il battello non arriva. Navigazione bloccataa per il vento troppo forte. Hay que esperar. Noi domattina abbiamo il bus per Puerto Natales alle 6:45, lo zaino è nella stanza n°1 del Monterrey… hay que esperar. Alle 21 la notizia che la navigazione riprenderà FORSE domani mattina. Chiamiamo il nostro albergo e li mettiamo al corrente ma siamo bloccati qui assieme ad una coda ormai chilometrica di mezzi, tra cui molti camion carichi di pecore ed autobus carichi di turisti. Verso le 22 è chiaro che il bar chiuderà comunque alle 22:30.

Chi non ha un mezzo chiuso non può dormire fuori. Uno dei 3 edifici è una piccola struttura commerciale e viene messo a disposizione visto il carattere d’emergenza dell’evento (che pare non sia così raro in realtà). L’autista si offre di accompagnare chi vuole ad un albergo visto 50Km prima, noi ci sistemiamo al primo piano dell’ufficio comunale, per terra. Siamo una quindicina qui dentro. L’impiegata ha acceso i termosifoni e ha allertato la polizia che mandi qualche agente. E un po’ d’acqua che non c’è. Il vento ruggisce e anche qui dentro è pieno di spifferi gelati.

Hay que esperar.

Pinguino Rey?

2 pensieri su “Variazioni sul tema Patagonia: 11 febbraio / Punta Arenas – Terra del Fuoco….

  1. Hay que esperar…..Hay que esperar……
    mi domando che cosa andate a fare in quei posti….. turisti di corsa con i minuti contati? in patagonia? la patagonia non è un villaggio turistico come a rimini!
    Andate a smerdare la gente le strutture il mangiare e la bandiera?
    Addirittura a reclamare quanto costa l’ entrata ai parchi….ma sapete che esiste una spesa enorme per proteggere e pulire a causa di turisti come voi? che per risparmiare il ristorante provocano immenzi incendi e disastri naturali?
    Meglio se ve-ne state a casa, o fate viaggi all inclusive di una settimana in alberghi di turismo di massa dove c’è di tutto . gli spaghetti cucinateli voi così non dovete dare valutazioni idiote!
    Peccato Un viaggio così è sprecato per gente come voi. Dite ai vostri amici, se hanno una educazione come la vostra, di non andare!

    Michele vacanza in patagonia Chile 45gg !!

    1. Guardi, credi che lei abbia capito veramente poco o nulla delle attività di 360° Responsible Tourism e di quello che è stato scritto sulle pagine del diario di viaggio. Non so la sua frustrazione da cosa nasca, ma il linguaggio che usa non è certo dei più educati. Il personale di 360° è proprio quello che lavora direttamente nella creazione e conservazione delle risorse naturali e paesaggistiche, soprattutto in Argentina ma anche in Cile ed altri paesi sudamericani.
      Le persone di 360° che lei denigra e che deride sono guide ambientali, guardiaparco, professori universitari in materie ambientali e umanistiche, attivisti per l’ambiente di associazioni ed ONG. Non sono semplici turisti che stanno tutti il giorno a scrivere commenti sui blog. Una guida ambientale che sta tutto il giorno per sentieri di montagna e che segnala una carenza, non lo fa per deridere, ma per segnalare un oggettivo problema che può creare problemi e causare il ferimento o la morte di escursionisti. Compito nostro come 360° sarà riportare, alla prima occasione, le considerazioni fatte alle autorità competenti che possono così sistemare la situazione.

      Recita un aforisma che a volte è meglio tacere lasciando il dubbio di essere poco intelligenti, piuttosto che parlare e fugare ogni dubbio. Il consiglio che posso darle quindi prima di lanciare insulti e frasi poco rispettose è di informarsi sempre delle persone che si hanno davanti, perchè il rischio è di fare delle figure veramente molto magre.

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