li chiamno dientes

Variazioni sul tema Patagonia: 6-7 febbraio / Circuito “Dientes de Navarino” – Puerto Williams

Venerdì 6 febbraio

Ho freddo e appena fa un po’ di luce decido di muovermi. Ha smesso di piovere. Veloce esco dal sacco, mi finisco di vestire (ho dormito con maglia e calzoni), prendo il mio piumino che ricopre la Sabri, le metto addosso il mio sacco a pelo ed esco. Altra mattinata stupenda ed è la quarta consecutiva. Statisticamente una rarità. Il sovratelo è ghiacciato, la pioggia ghiacciata l’ha ricoperto di bubboni. Gli arbusti di nires secchi sono zuppi e ricoterti di verglas. Frugo nella piccola scarpata costiera della laguna e ne levo un po’ di legna non ghiacciata. La diavolina è micidiale e riesce a far partire un fuochetto che oggi ci vuole proprio! Ammasso legna come uno scoiattolo ammassa ghiande. Ora c’è un bel fuoco, sono caldo e posso arrostire un vitello (… fosse vero!). La Sabri s’è svegliata e le chiocco d’ufficio un pappone caldo di pane integrale + 2 zuppe mescolate (asparagi e funghi). Farà anche schifo ma è caldo e contiene tanti sali. Lei protesta ma lo mangia, poi come secondo cioccolata calda col miele. E’ indolenzita in tutto il corpo, il braccio sinistro le duole ma non ha la febbre. Comunque è debole. La tappa ufficiale sarebbe:

4° tratto: Laguna Martillo – Laguna Guanacos

Nel mezzo c’è il passo Virginia, il più alto anche se solo 850m con possibile nevaio… guardiamo. Intanto il libretto antipatico riporta: “puntare ad una evidente roccia bianca che spicca su una collina”. Fortuna che c’è bel tempo! Ma la roccia bianca se la sono vista da briachi! Nessuna roccia bianca in vista, la carta da 330° ed il GPS che siamo in traccia perciò avanti così.

Il paesaggio è un’ampia vallata circondata da colline più o meno stondate e cosparsa da laghetti e torbiere. Ovunque si nota il lavoro distruttivo dei castori, introdotti in 25 coppie nel 1946 per iniziare il commercio di pelli. Non avendo predatori questi sono diventati una vera piaga: non c’è un rivoletto d’acqua senza diga e tana. Ovunque alberi rosicchiati, abbattuti, scortecciati e lasciati al suolo. Queste bestie modificano l’ambiente drasticamente ed abbattono molti più alberi di quelli che servirebbero per le sole dighe o tane. In più il nothofagus fueguino non ributta dal pollone. Se finisce sommerso annega. Il governo ha messo una taglia sui castori, ma ormai è tardi: intere vallate sono sconvolte. Altra cosa che si nota in modo inequivocabile è che le torbiere risentono troppo del passaggio dei trekkers. Sono ambienti delicati che nella corta estate australe vengono calpestate da mandrie di bufali umani. I segni si vedono, si vede come difficilmente potranno rifarsi queste tracce prima dell’inverno. Non ci sono sentieri segnati e per orientarsi si segue anche la traccia sul terreno ma forse sarebbe meglio segnare un sentiero e obbligare la gente a seguirlo. Abbiamo stimato che ci passino circa 500 persone a stagione ma chiederemo ai carabineros. La pressione antropica rischia di sputtanare questo luogo molto velocemente e va regolamentata perchè questo circuito ha delle notevoli potenzialità di fruizione turistica – ma di questo ne riparleremo. Intanto mi sembra d’inoltrarmi in un ambiente di radure ed ecotoni ancestrali. Una tribù di homo sapiens potrebbe bivaccare dietro ogni collina e non stonerebbe.

Noi invece oggi siamo lenti. La Sabri non è in forze ed è comprensibile: siamo al 4° giorno su 5. Ci sarebbe il passo da fare, poi domani altre 5 ore all’uscita ma decidiamo di fermarci prima per ripigliare forze. Prima delle 14 abbiamo trovato un posto super accogliente, riparato dal bosco, accanto al ruscello senza castori. E’ nei pressi della palina n° 32 e anche se non è perfettamente pari andrà benissimo. Ci sistemiamo, poi la Sabri mi dice che va a fare un giretto dalla parte della laguna. Parte. Io scrivo questo diario, faccio una tazza d’acqua calda poi penso che è andata in sandali con il piumino, se le prende un mancamento chi la ritrova? Siamo a 8 o 9 ore da una strada per nulla frequentata, nel posto forse più isolato dl circuito. Le vado dietro, la trovo all’emissario della laguna che ha bucato la diga dei castori. L’acqua s’è già abbassata di qualche cm, ma l’intervento, pur volenteroso, risolve poco. Facciamo il giro di questa “lagunita con islas” scavalcando enormi alberi abbattuti alla rinfusa. Il resto del pomeriggio passa in ozio ed il tempo si guasta, come ieri ed il giorno prima. Ma il bosco ci protegge questa volta.

lichene rupicolo

Sabato 7 febbraio

5° tratto: Hito 32 – Strada costiera

Di buon mattino ben riposati e pasciuti gettiamo fuori un occhio. La giornata è nuvolosa ma per ora asciutta. Colazione calda mentre smontiamo e di volata ci s’incammina dalla palina 32. E’ l’inizio della salita di 430m fino al passo e pensavamo ci fosse una traccia in pendenza simile a quella d’un sentiero, invece no: attraverso il bosco di nires lungo la linea di massima pendenza. Si “cammina” in un bosco dal tessuto fradicio aggrappandosi ai rami per tirarsi su, alternando suoli fangosi a terreno più o meno piano dunque fradicio. Seguiamo le evidenti tracce della mandria. Intanto ha iniziato a piovere fine.

Quando usciamo dalla fascia del bosco il panorama sulla parte meridionale dell’isola è fantastico anche se le nuvole sono basse. “Lagune” dappertutto e a varie quote, si vede la maestosità della natura e la piccolezza di noi esserini transitori, che però stanno per cambiare anche questo anglo del mondo e speriamo lo facciano con cervello. Inizia una pietraia di facile accesso, sterminata, con alcuni nevai fino al passo Virgen vero e proprio: lì il dolce versante sud si interrompe bruscamente come tagliato da una enorme zappata data da nord. La cresta è affilata e coperto da nevaio con bella cornice. Il paesaggio a sud è d’una essenzialità selvaggia: distesa di pietra aperta e se guardi bene vedi molti litotipi diversi: da roba chiaramente vulcanica al metamorfico, cristalli di quarzo, roccia ferrosa, argilliti. C’è di tutto in questo minestrone geologico, chissà che storia tormentata ha. Dal passo rimani senza fiato: Un gigantesco boccone a forma di ferro di cavallo allungato manca dal terreno ed è bello profondo. Il “buco” è riempito dalla laguna Guanacos, le pareti sono ripidissime (saranno buoni buoni 50° nei tratti a ghiaione), la traccia si snoda esile attraverso. In lontananza rivediamo il Canal Beagle e la Terra del Fuoco Argentina. La strada costiera che è la fine del trek si intuisce.

Tutto scenico e bellissimo ma ora c’è da scendere di qui con lo zaino carico e la Sabri che vorrebbe ma non osa, o non vorrebbe ma sa che c’è da muoversi. Per un attimo valuto se legarla, ma dovrei farla andare avanti e questo è controproducente. Perciò le allungo un bastoncino e mi tengo l’altra estremità. Così sono io avanti e lei dietro, iniziamo il primo traverso esposto e a fianco del nevaio, poi giù verticale nel ghiaione scivolando di tallone, altro traverso e altra “bajada vertical” su sassetti. Ha pure smesso di piovere: siamo dei signori! 250m più sotto il sentiero che costeggia la laguna ce lo mangiamo senza sforzo, e si entra nel primo bosco dove ci fermiamo per pranzo.

Questo è il punto su cui la Karina ci aveva avvertito: occhio a non perdervi nel bosco tra qui e la strada, tenetevi sulla destra, non seguite il fiume. Non c’è bisogno di abbandonare una traccia che va a sinistra per tenere la destra: la traccia s’interrompe proprio alla laguna de los Guanacos (quella piccola)… e t’arrangi. Siamo in un bosco di nires disastrati, cataste di alberi grossi cadute alla rinfusa ed ancora circa 500m da scendere fino alla strada. E attenti a no torcersi un capello in questo intrico perchè sarebbe un casino! Dalla carta risulta una direzione di 60°, proviamo a tenerla con la bussola ma è impossibile. Eppoi siamo lentissimi ed è di molto faticoso. Alla fine imposto un waypoint sul GPS e mi ci faccio portare. Infatti ritroviamo segni umani più sotto e li seguiamo fino alla PALINA 38, il capolavoro di questo trek: dice “fine del tragitto” e spiega cosa si vede da lì. Siamo esattamente in mezzo a una collina, certo ancora più di 200m SOPRA la strada e questi ti dicono “siete arrivati – grazie”…. Bisogna essere ben lontani da una mentalità turistica imprenditoriale! In ogni cas ci sono tracce di vacche e seguendo quelle ci abbassiamo, fino alla base della collina. La strada si vede, ancora un pantano ed un bosco bruciato per dubbio e… sbuchiamo sulla litoranea sterrata!

Cerchiamo di telefonare a Francisco che siamo arrivati, la ex peschiera MacLean è a 12Km da Puerto Williams. il mio cellulare non funziona perciò fermiamo un camion (uno dei due mezzi che passa di qui oggi) e ci facciamo prestare il cellulare. Dopo mezz’ora arriva Francisco e ci porta alla Capital della Municipalidad Capo de Hornos – Antartica. Ci spiega che la nave che porta la benzina sull’isola ha saltato un viaggio perciò sono tutti in economia ancora per due settimane. C’è andata bene.

A Puerto Williams troviamo alliggio al B&B “Yaghan”, situato strategicamente davanti al supermercato in una via fatta di casette di compensato rivestite di legno. Lo gestisce Cristina, di Osorno. Lasciamo gli zaini in camera e ci fiondiamo nell’unico ristorante per una cena come si deve. Il luogo è frequentato solo da trekkers ma il lomo in salsa di pepe con patate e verdura ci voleva. Accanto a me siede un italiano della mia età. Viaggia solo, è di Roma e viene fuori che abbiamo amici in comune: è del GS Romano, passato da disguggiatore, lavori in cooperativa, esplorazioni in Corchia e Apuane, Marguaris, Kanin. Com’è piccolo il mondo! Conosce la banda di Matraia e quelli de La Venta. Non c’eravamo mai incrociati con Luigi eccetto per un’esercitazione del soccorso con i romani da loro, fine anni ’80. Alloggia al Yagan anche lui e stava tagliando delle schedine telefoniche con le forbici per adattarle alle micro (o nano) SIM, quando siamo entrati. Al ristorante ci lasciamo troppo ma almeno s’è mangiato. il B&B ospita anche due tedeschi anzianotti che parlano poco e solo in Deutch e masticano poco spagnolo. Con l’inglese se la cavano meglio ma stanno molto sulle loro.

come mangiano i castori

Un pensiero su “Variazioni sul tema Patagonia: 6-7 febbraio / Circuito “Dientes de Navarino” – Puerto Williams

  1. Trovo bellissimo questo diario di viaggio e a me i viaggi piacciono. Immagino l’infaticabile Sabri in giro con i sandali tra i sassi! Besos

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