Araucaria: 19 gennaio/Parco Nazionale Conguillo

Parco Nazionale Conguillo, 19 gennaio 2016

La cerimonia, che doveva iniziare alle 5, è poi slittata alle 8.30 o 9 al punto reception a bordo del lago. Perciò ci alziamo con calma e prendiamo il sentiero nel bosco fatto ieri sera che in due minuti ci porta alla spiaggia e reception del Parco. La giornata è splendente e si annuncia calda. Siamo a circa 1200 metri su sabbie e clasti vulcanici neri.  Il lago è circondato da boschi e circa 200 metri sopra, inizia la fascia di nuda roccia basica grigia con chiazze di neve estesa fino alla cresta. Si arriva qui da chilometri di pista sabbiosa senza incontrare manufatti se non quelli del Parco che è amministrato da CONAF (l’Ente forestale), dato in concessione ad impresa di Santiago e gestito per loro da Nuelita.

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verso la cerimonia

Dopo km di nuda lava dell’eruzione del ’59 il “centro sportivo” del Parco a bordo lago si compone di edifici in legno, ampia tettoia e capanne varie, tra cui quella dei prodotti locali e alloggi guida.  I turisti che arrivano, pagando l’ingresso, si dirigono alla spiaggia oppure sui numerosi sentieri. Possono fare escursioni anche in canoa/kayak con o senza guida, c’è l’area campeggio e l’ufficio informazioni con ragazze gentili.

Verso le 9 sotto la tettoia c’è fermento, siamo una trentina ad aspettare le autorità dei Mapuche (gente della Serra) che qui sono il sottogruppo Pahuenche (gente dei pinoli dell’araucaria).

cerimonia conguillo 19 gen
Cerimonia all’interno del Parco NAzionale del Conguillo

Aspettiamo l’arrivo della “Machi”, la donna di medicina, e del “Lonko”, il capo della comunità. Intanto si raduna gente e le giovani guide che lavorano qui tirano fuori i poncho e i corni rituali, le ragazze hanno la testa cinta di pendagli…  insomma l’identità culturale viene sfoderata in occasione di questo incontro  (Trabun) con cerimonia (Mizagun) che pare essere il primo che organizzano qui per discutere del progetto turistico.

Qualche informazione al latere: alla comunità originaria si è aggiunta altra gente Pahuende cacciata dai propri territori negli anni ’60. A Melipeuco convivono perciò 2 “tipi” di Mapuches più i non-Mapuches! Ora pare che il Lonko sia quello di una comunità più estesa mentre la Machi viene proprio da fuori, non è la loro ma non so perché. Vedremo.

geosito conguillo 19 gen
Geosito nel Parco Nazionale Conguillo

Fatto sta che l’intera area è stata dichiarata adatta alla costruzioni di microcentrali idroelettriche … ce n’è assai da discutere. La Machi arriva alle 10:15, nel frattempo è stata imbandita una tavola con pagnotte, salse, formaggi e naturalmente il mate. Ognuno si presenta e saluta personalmente tutti gli altri, girano i corni e suona uno scacciapensieri. Alla fine si forma il gruppo di una cinquantina tra Mapuches e non e con il Lonko e la Machi in testa ci avviamo verso il bordo del lago. I vecchietti vengono sorretti e aiutati a passare il torrente, i corni e il tamburo della Machi suonano ininterrottamente. Si arriva al bordo del bosco al cospetto di due araucarie (maschio e femmina) dove ci dicono di accucciarci tra i cespugli ed ha luogo al cerimonia di propiziazione della Terra. Tra nenie rituali ed offerte di acqua, di pinoli e di fagioli facciamo giri intorno agli alberi in senso antiorario, poi torniamo sotto la grande tettoia. La cerimonia è durata una buona ora sotto il sole battente e l’occhio vigile di 2 condor altissimi.

L’incontro (Trahun) inizia con il Lonko, Don Juan, che parla in mapundugun e poi in spagnolo, dice sostanzialmente che la terra va difesa con “nehuen” (a quanto ho capito un concetto di energia o vigore simile al gong-fu cinese). Dice che il tipo di sviluppo dell’area non deve essere imposto dall’alto ma deve essere quello deciso dalla comunità nel rispetto della terra, e del suo uso sostenibile. Dopo di lui, in senso antiorario, tutti si presentano con nome, dettagli ed opinione.  I Pehuenche si rivolgono prima a Machi e Lonko in mapundugun, poi proseguono in spagnolo. E’ evidente che questo è il primo evento del genere e c’è una certe emozione da parte dei partecipanti. Il Louko stesso ha detto che non è mai stato invitato dalle autorità a parlare ma solo ad ascoltare. Ringrazia perciò Nualite che ha organizzato. Accanto c’è un dirigente di CONAF e rappresentanti del comune di Melipeuco che incassano in silenzio. Nella cerchia di partecipanti ci sono i più intransigenti (come un certo “nehuelu”) che sostengono che il Mapuche non deve negoziare la gestione della terra per denaro, che la “gente dei fiumi” arriva con soldi e megaprogetti che dividono la comunità. In questa occasione non si hanno certo peli sulla lingua ed anche il fatto di avere Machi e Lonko non esattamente locali viene denunciato.  Ma nessuno viene mai interrotto e si aspetta, a volte lungamente, che il soggetto termini il proprio intervento.

bosco misto coigue araucaria 19 gennaio
Bosco misto di araucarie e coigues

Il mapundugun è una lingua molto musicale con tantissime vocali mentre il kañasgar è aspro e fatto di “k”, “t” e “r” all’infinito.  Il giro e la discussione finiscono alle 17 con l’intervento lunghissimo (40 minuti) della Machi che, prima in mapundugum e poi in spagnolo, racconta della sua vita da diversa. Non ci sono conclusioni e nessuno fa il punto del discorso, anzi lentamente iniziano ad andarsene salutando educatamente finché rimaniamo una ventina. Allora Nualite ringrazia tutti e annuncia che ha organizzato un giro sul lago con le guide. La meta è la cascata, tempo stimato 2 ore ida y vuelta. Siamo due barche da 5 o 6 posti mentre la Sabrina ed io in kayak a 2 posti, più 3 guide in kayak monoposto. Il lago è stupendo, acqua cristallina e lungocosta la vegetazione è impressionante con queste araucarie e lenguas e coigues che a volte cadono nel lago e procedono poi per decine di metri sott’acqua. Ruscelli e cascatele creano ambienti riparati a bordo lago. La nostra guida, ragazzo di Santiago molto competente e anche discreto,  ci dice che questo (geo)parco non fa aggiornamenti specifici alle sue guide. Curiosiamo lungocosta fino alla cascata,  un salto verticale dritto di 50 metri. Attracchiamo e scendiamo a terra, la Machi ed altre donne Pahuenche a piedi nudi e con i costumi tradizionali. La cascata è in una piccola gola e crea un vento d’acqua nebulizzata, che ti inzuppa per forza. E la forza (della natura, dell’energia cinetica) è ciò che caratterizza il luogo. In men che non si dica la Machi si mette in mezzo al laghetto, tira fuori da sotto il grembiulino a fiori 2 coltellacci così e si mette a fare un rito, investita in pieno dal vento bagnato. Io dopo un po’ mi allontano perché ci sono luoghi che non sono fatti per la presenza umana e mi sembra presuntuoso (oltre che autolesionista) insistere. Gli altri fanno un rito collettivo ai piedi della cascata, dopodiché rientrano alla base.

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