Araucania: 21 gennaio/ Sullippulli

Alpehue, 21 gennaio 2016

Raimundo è un maestro di sci con figlia di 23 anni che non vive con lui. Due anni fa si è innamorato di quella valle (Alpehue) e ci ha costruito la sua casa. Qui uno compra la terra e i materiali e se la fa come gli pare. Stamani il programma è la “caldera” del vulcano  Sollipulli, perché il sopralluogo serve a verificare se questo itinerario (2 o 3 giorni) possa essere inserito in un’offerta turistica. Oggi facciamo la parte nord, con Raimundo che la conosce specialmente d’inverno quando ci porta gruppi a fare sci-alpinismo. L’intinerario è già tutto su GPS. Dalla fine della strada, in cima alla valle, fino alla vetta a bordo “caldera” ci sono 1200 metri di dislivello ed il cratere stesso è ricoperto da un ghiacciaio (o nevaio non si sa) che noi comunque non abbiamo intenzione di calpestare.

araucarie al sollipulli  21 gennaio
Araucarie al Sollipulli

Mentre facciamo colazione (alle 8) iniziano le telefonate e viene fissato un incontro a casa di una conosciuta famiglia Mapuche per le 17, che secondo me è già fin troppo presto ma qui l’organizzazione è tutto un incastro fino all’ultimo momento.  La Sabrina deve anche controllare fino a dove arriva la sterrata e in che stato è perciò iniziamo da lì. Appare subito chiaro che la strada è accessibile solo a mezzi 4×4, che qui hanno tutti. E con “tutti” intendo gli abitanti di queste fattorie che formano le comunità Mapuches. Il paesaggio sembra un Svizzera semitropicale dominato da boschi misti di araucarie e notofagus, pascoli con mucche e case/casette di legno colorate. L’aspetto naturale è grandioso e la strada si arrampica attraverso il bosco misto usato dai taglialegna. In cima appare una “laguna” con delle capanne bianche semirotonde ed alti edifici in legno.  È un “albergo”, l’hotel Nevades de Sollipulli. Le “stanze” o “camere” sono 8 capanne che somigliano a yrak mongole ma sono in vetroresina foderate internamente in legno in uno stile ricercatamente “rustico”, molto “cosy”. Tutte con bagno e termosifoni. C’è un custode che ci fa da cicerone e ci apre la sala da pranzo e spazi comuni, due “tende” più grandi in tensostruttura foderata anche queste arredate molto caldamente. L’hotel è aperto ma non ci sono ospiti. Una notte qui costa circa 100.000 pesos cileni ovvero circa 145 € con la prima colazione e le varie attività proposte vanno dal trekking all’attraversamento del ghiacciaio a cavalcate eccetera. I prezzi  sono decisamente di alta gamma (escursione su ghiaccio 800 euro) e il custode dice che è aperto anche d’inverno quando qui ci sono metri di neve e la strada viene tenuta transitabile dai proprietari di qui… ma è vuoto e non c’è un cartello che lo indichi finché uno non arriva qui.  La strada continua con un guado dietro il quale… c’è un cancello chiuso con una catena da elefanti. Il cartello dice chiuso per pericolo, chiedere permesso di transito ma non c’è un telefono o un recapito. Guardiamo un po’ e ci sono case più avanti ma sono tutte vuote. Il guardiano dell’hotel (cioè il vicino) dice che i proprietari di quelle terre sono neozelandesi e viene fuori che i rapporti con quelli dell’hotel sono tesi. Fatto sta che la via è pubblica e questi l’hanno chiusa, preludendo a chiunque l’accesso alla testata della valle ed oltre.  Perché la traversata della valle accanto è ugualmente impedita. Noi intanto con questo giro abbiamo passato un’ora ed è tardissimo.

cerro colorado al sollipulli 21 gen
Cerro colorado al Sollipulli

Torniamo alla capanna di CONAF, punto di partenza del sentiero. Ci registriamo e paghiamo 2€ d’ingresso nella Riserva Naturale e possiamo andare. Il cartello dice che l’ufficio chiude alle 18, ultimo ingresso alle 11, cioè ora.  Non abbiamo possibilità di affacciarci al cratere e tornare per le 17 ma il sentiero è ben evidente e segnalato anche se a tratti ripido e faticoso. Il bosco misto ha lenguas giganteschi e quelli che cadono non vengono toccati, tuttalpiù si riapre un sentiero sbarrato. Camminiamo di buon passo fino al limite del bosco poi inizia la salita su colate laviche sotto il solleone… un forno. Ma se Dio vuole senza tafani. Il paesaggio è dominato da un cono vulcanico di clasti rossi e neri con nevaio sommitale.

cratere e araucaria 21 gen
Araucaria e cratere

Attorno le ultime araucarie crescono su pochissimo materiale organico mentre appena più scostate , sui depositi più fini, crescono con tenacia piccole piantine pioniere dalla foglia spessa e dal colore azzurrino. Mancano 600 metri di dislivello e saranno tutti allo scoperto, così decidiamo di tagliare e fare l’anellino sommitale su nuda lava per scendere nel bosco da dove siam venuti.  La passeggiata, che può comunque costituire una valida offerta escursionistica diciamo giornaliera, risulta di essere di circa 7 km ½ su buon sentiero. La chiacchierata fissata stamani si svolge a casa di Marta e Carlos, due esponenti della locale comunità.  La loro casa è costruita su modello della tradizionale “RUKA”, ovvero in legno, pianta rettangolare con orientamento est-ovest e tetto a due spioventi con apertura sotto il trave principale. Loro affittano camere ed hanno la casa piena di materiale multilingua. Hanno vissuto in Francia per molti anni, da fuoriusciti. Troviamo Marta in giardino che sta schiacciando noci con un’amica più giovane, poi arriva il marito Carlos e la figlia che noi riconosciamo essere la ragazza vista alla fiera di Melipeuco che vendeva prodotti a base di piante medicinali. Infatti fa l’erborista e vive a Santiago. I convenevoli di rito sono brevissimi e si passa subito al sodo mentre inizia a circolare un mate che la signora addolcisce con il miele. Marta non ci gira intorno ed illustra i motivi per cui la comunità mapuche locale dimostra una certa apatia e distacco, quando non un’aperta diffidenza, verso un progetto di sviluppo turistico che “venga da fuori”. Mentre lo scambio di idee va avanti, io mi metto ad aiutare a schiacciare le noci e nel sacco ci sono anche varie castagne, però secche e raggrinzite. Chiedo che cosa ci fanno e mi dicono che sono lì per errore, che loro con le castagne non fanno niente. Io spiego che da noi si usa tutto del castagno e come si fa la farina. Qui non si usa il frutto neppure come cibo per gli animali. Tuttalpiù il legno da costruzione. Tornando verso casa vedo un bel castagno in fiore, isolato su un pendio. Non ho capito se c’è cresciuto naturalmente, per sbaglio o piantato intenzionalmente.

pionieri nella lava 21 gen.gif
pionieri nella lava

 

 

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