Araucania: 22 gennaio/ Canyon del Sullipulli

Alpehue, 22 gennaio 2016

Ci svegliamo con il sole dell’alba sulle nevi del LLaima e meno prosaicamente con la sveglia messa alle 7 perché oggi si prevede un’escursione su per il fiume di questa valle, dunque verso sud, verso il Sullipulli. La risalita del fiume è uno degli itinerari che Raimundo caldeggia e che già vengono proposti da singole guide locali. Andiamo attrezzati da bagno con zaino ma siccome abbiamo solo scarponi o sandaletti, Raimundo presta alla Sabrina un paio di scarpe da mountain-running ea me calzature in gomma tipo “crocs” con lacci in velcro. Impacchettiamo la macchina fotografica in vari  sacchetti e ci portiamo un ricambio. In 3 abbiamo 2 zainetti ed una borsa con i ricambi. A/R dovrebbe essere circa 6 ore, poi alle 18 è fissata una riunione a Melipeuco con le guide locali e Nualite.

ponte 22 gen.gif
Ponte

 

Il fiume è impetuoso e nasce dalle nevi del vulcano ma l’acqua non è gelida perché più sopra ci sono dei geyser la cui acqua bollente finisce nel fiume stesso. Dunque iniziamo a  risalire per una traccia marcata da ometti, che si snoda il più possibile all’asciutto nel fondo del canyon. È tutto un arrampicarsi su massi e tronchi secchi, a volte la traccia è su terra e tra arbusti, radici e canne simili al bambù.

sorpresa 22 gen
Sorpresa!

Altre (spesse) volte si guarda e ci va bene che sia mattino presto e ci sia più freddo e meno disgelo. Il cammino è ancora nell’ombra ma non ci raffreddiamo neppure quando nel guado l’acqua arriva all’ombelico, ed ha una certa forza. Più sopra il canyon si apre un po’ ed arriva anche il sole. Siamo in pieno basamento vulcanico i cui detriti sono ricoperti da fiori di molti colori che spiccano sul verde smeraldo dell’erba. In ambo i lati cascavalle e rivoli incidono i fianchi della gola ed uccelli vari tra cui le rondini sibilano sopra le nostre teste mentre noi arranchiamo verso l’alto con il rombo dell’acqua nelle orecchie. A mezzogiorno, passato un enorme bloccone di basalto, la valle si apre.

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Colonna di basalto

Poco dopo lasciamo al borsa con i ricambi ancora miracolosamente asciutti: la ritroveremo al ritorno, per ora ci inerpichiamo sul versante destro orografico per una traccia su ripido prato fangoso dove c’è da tenersi ai cespugli di graminacee. Peccato che c’è anche l’ortica americana, con fiore giallino, che è tremenda. E’ la rana dei geyser: pozzette d’acqua bollente che borbottano nel pendio erboso e che alimentano colate di fango giallognoli e rossi, bianchi e grigi. Pennacchi di vapore, al terra pare viva, brontola e sputacchia. Con attenzione a non bruciarsi attraversiamo la zona e ci ricaliamo nella valle, giusto dove sgorga una fonte termale tiepida, che ci accoglie a molle per qualche minuto. Fin qui il GPS mi dà 5,4 km di sviluppo e ci abbiamo messo 4 ore.

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Canyon

Con calma ci facciamo ed ingolliamo l’unico panino. Siamo nel mezzo del fiume, qui largo, sotto il sole dell’una immersi in una pozza d’acqua a 40 gradi. La testata della valle mostra il primo nevaio, più in là il cratere che non si vede. Ora in discesa inizia il canyon da fare in torrentismo. Le acque fredde si mescolano alle calde e a volte le anguste pareti della gola sono bollenti. Spesso gocciolano acque calde e si creano ambienti particolari. Vedo al capelvenere, volano i pipistrellini. L’acqua è tiepida… se fosse solo acqua di disgelo questo giro sarebbe impossibile!

Si

Raul e i geyser 22 gen.gif
Raimundo e i geyser

amo lenti perché nello zaino c’è al macchina fotografica e non si può bagnare perciò ci tocca calarlo con la cordina da 6 che fortunatamente ho portato. Altrimenti ci tireremmo nei toboga e saremmo più veloci. Questo giochino in ambiente incredibile dura 1 km, poi la gola si riapre e troviamo i vestiti asciutti. Ma è tardi, siamo stanchi e (quel che è peggio) sappiamo di dover ripercorrere tutto il tratto fino all’aceto, con arrampicamenti, strisciamenti e molti guadi impegnativi.. Ed ora c’è anche più acqua perché è pomeriggio.

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Guado

Ci aiutiamo con una canna simile al bambù (si chiama coligue). La tecnica del palo nel guado è semplice  e potente: fai 3 appoggi invece di 2. Sappiamo perfettamente di non farcela con i tempi ma meglio arrivare giù interi perché qui un eventuale soccorso sarebbe una bella gatta da pelare!

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Uscita dal canyon

Arriviamo alla macchina alle 6 e alla riunione alle 6.45… Il fiume ha preso 9 ore per  11 km… forse qualcuno aveva mal calcolato i tempi ma noi siamo qui per questo. Coi piedi bianchi e “vizzi” arriviamo a  Melipeuco al Palazzo del turismo. È di legno e vetro, inaugurato nel 2015. Nualite è in una stanza enorme seduto in cerchio con altri 8. È la riunione delle guide quali soggetto di sviluppo turistico, ma ci sono 4 coppie di gestori di strutture varie. Nessuna guida professionale. Quella arriva alle 7.30. Racconta di far parte di una cooperativa creata da amici amanti della montagna che con il tempo si sono qualificati come guide ed hanno intrapreso un “lavoro sociale”. Dove ho già sentito questo percorso?? Lui comunque dice che nel 2010 a Villaricca il corso analogo a Guida Ambientale Escursionistica durava 420 ore, che poi hanno iniziato a tracciare dei sentieri per ampliare l’offerta… Quando finalmente torniamo a casa e ci facciamo un piatto di linguine al sugo simil-italiano purché sia e ci addormentiamo con gli Australian Open di tennis. Il tempo sta cambiando e nubi lenticolari solcano il cielo.

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