Araucania: 23 gennaio/ Quinquen

Quinquen, 23 gennaio 2016

Tra la stanchezza e Morfeo efficiente non si è sentita la pioggerellina notturna, ci svegliamo nella bruma mattutina per una giornata fatta di incontri con 4 possibili attori di questo progetto, già attivi in zona. Si comincia dall’ Hotel “Suizandina”, poco fuori Melipeuco. Per arrivarci con la camioneta di Raimundo, passiamo la località Piedrasanta, enorme masso curatico con cappella votiva come qui se ne vede lungo le strade. Qui in Araucaria sono ispirati a personaggi  condannanti e giustiziati per banditismo. In questa terra di confine, contesa tra 2 stati ed i legittimi abitanti Mapuches, venerare un bandito è atto di fiera autoaffermazione.

“Suizandina” è precisa come il suo nome impone. Vi sventola bandiera svizzera, il cartellino giallo di “Rheintal Hohenweg” e le scritte in tedesco. L’albergo, fondato da una coppia svizzera negli anni ’70,  è stato il primo soggetto a fornire un pacchetto turistico completo. Quando la coppia si è divisa e ha lasciato la zona, l’hotel avviato l’ha rilevato Sergio, originario di Temuco e a sua volta sposato con donna svizzera di Zurigo. La figlioletta ha capelli cenere, con occhi azzurrissimi e mi racconta del suo cavallo preferito in bel tedesco.  Col babbo usa il castigliano. Lui è un iperattivo con le idee chiare per sé e se coincidono con quelle degli altri anche meglio, non è fondamentale. Non è certo Mapuche ma è un tassello importante del turismo in zona. La ragazza della reception pare venire ora da Berna e forse è davvero così. Li intratteniamo un po’ e visitiamo qualche stanza, poi si riparte alla volta di Nahku Londge: Nahku è un aquilotto, in lingua mapuche.

profili grigi 23 gen.gif
Profili grigi

La struttura è composta da molti edifici di legno disseminati in un bosco. Sulla strada ci sono solo il bar e il punto vendita prodotti locali, che tiene dai cappellini ai saponi passando per dei bei libri sulla zona! Anette, biondina con sorriso solare, ci accoglie sulla terrazza del bar e quando avremo finito di intervistarla ci offrirà panini e birra già consumati. Lei è americana ma dallo spagnolo non si direbbe. Vive qui con marito e figlioletta di pochi mesi e ci porta a vedere il lodge: l’accoglienza è una “capanna” in legno con design di una eleganza mista ad efficienza… disarmante. Il tutto con materiali locali. Come già l’albergo delle yurte, queste soluzioni in Italia sarebbero eresie da far ululare i dirigenti di ASL e ufficio urbanistica.  Ma funzionano, permettono alla fantasia di svilupparsi e fanno bene all’iniziativa. Ma torniamo a noi: l’azienda ha avuto un premio per l’ecosostenibilità e sta costruendo un capannone enorme ad uso attività didattiche e laboratoriali. Struttura dalle linee moderne, in legno, in mezzo al bosco. Bravi, grazie arrivederci, noi continuiamo verso il Lonko Romero, il capo di una comunità ai confini della Patria. È un bel viaggio verso est e gradualmente il paesaggio si fa più piatto e cespuglioso. Alla periferia di un paesone svoltiamo in un cancello aperto. In fondo allo spiazzo qualche casetta di legno  e lamiera, tettoie varie, bambini che giocano scalzi. Il Lonko e sua moglie (che è dottoressa tradizionale e cura con le erbe) ci accoglie con semplicità e ci mettiamo a sedere fuori. Dice che la comunità vuole il permesso per costruire “cabañas” per poter alloggiare la loro gente quando viene alle attività organizzate per sostenere e diffondere la propria cultura  e lingua. Non possono certo permettersi di dormire in albergo e le distanze sono grandi, le gente viene da lontano e anche dall’Argentina perché il confine è solo politico e taglia in due il popolo Mapuche. Ha chiesto il permesso al Comune ma il sindaco è razzista e non ha nemmeno risposto. Ora lui dal progetto vuole la possibilità di fare queste capanne, è disposto a bloccare la strada (unico collegamento commerciale) per ottenere il suo scopo. È una minaccia esplicita ma fatto col tono inalterato di chi è abituato al muro di gomma. Sua moglie ha ricevuto uno scatolone pieno di boccette di medicamenti tradizionali. Sono goccine e ce n’è per ogni male dall’artrosi al sovrappeso per bulimia. Sono prodotti in laboratorio a Temuco su sua direttiva, ora vogliono portare il laboratorio qui  a casa, se possibile. Intanto ci mostrano una mappa dei loro territori con gli itinerari culturali appena inaugurati: una bella rete da farsi a piedi o a cavallo, vari giorni. Peccato non averlo saputo prima, ma qui le varie entità si muovono  indipendentemente, in modo polverizzato e quasi mai con struttura legale. Il progetto serve appunto a coordinare questo fenomeno.

È tardi ed abbiamo ancora molti chilometri per arrivare alla località di Quinquen, su un altipiano con qualche casetta foderata di lamiera. Qui vivono i genitori di Joaquin che ci accoglie e ci alloggia in una casetta moderna  molto nuova con le pareti in cartongesso e il bagno  in casa. Joaquin vive in città (a Lonquimay) ed ultimamente ha fatto parte di una delegazione Mapuche che è stata a Milano e Torino nell’ambito dell’EXPO, se ho capito bene. Ci porta a casa dei suoi: tipica casetta  di lamiera come la disegnerebbe un bambino. Intanto, dopo un tramonto incredibilmente rosso, è venuto freddo. Il padre è il Lonko, la madre una donnina  grassottella e piena di grembiuli a fiori. Ha gli occhi svelti e molto cortesi ma spicci. Ci ricevono sotto un telone di plastica addossato al muro di casa. Ci fanno sedere  sulla panca del tavolo, c’è un fuochetto per terra e l’acqua a scaldare. LA signora comincia a portare una zuppa calda assai densa nella quale vedo fagioli ed erba cipollina… meno male perché il capitolo “nutrimento” in questi giorni è stato occasionale e sporadico! Si prosegue con pagnottine, burro, salsina di pomodoro e cipolle, peperoncini piccantissimi da mangiare a morsi col sale. Joaquin apre anche una bottiglia di rosso portata dal supermercato in città. In questo altopiano vivono in pochi tutto l’anno. D’inverno ci sono metri di neve e sono spesso isolati, l’attività è di alpeggio estivo e si raccolta dei piñones.  Domani Joaquin ci porterà in giro a vedere.

23 gen Quinquen
il tramonto di Quinquen

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