Araucania: 24 gennaio/ nel bosco di araucarie

Suizandina, 24 gennaio 2016

Ci svegliamo con una nebbiolina fredda… siamo a 1300 metri. Joaquin ci invita a colazione a casa dei genitori.  A normali turisti porterebbe la colazione nella cabaña ma noi abbiamo un altro status, perciò abbiamo un divanetto da 2 ed una poltrona singola e ci accomodiamo in 5 dietro un tavolinetto. Siamo nell’ingresso/salotto/cucina, c’è l’acquaio e una stufa a legna accesa. La signora ci affetta il pan cotto nella cenere, serve tutti poi si mette a sedere su un bracciolo della poltrona accanto al figlio e alla nipote. Tra loro parlano in Mapu. Questa comunità conserva intatta molta della sua cultura. La colazione ricalca sostanzialmente la cena se sostituiamo al zuppa con il nescaffé. È arrivato il padre, era a cavallo ed ha due bei gambali protettivi di pelle d’agnello, poncho e cappello. Non hanno  telefono e comunque non c’è segnale. C’è una radio VHF sul tavolo per “parlare con gli altri”, ma è spenta. Dopo i saluti cerimoniosi ma sinceri, Joaquin ci accompagna a vedere alcuni sentieri  messi a punto dalla comunità. S’inizia con il mirador, punto panoramico sull’intero altipiano. Siamo nella fascia delle araucarie e qui questa gente  è sempre venuta a raccogliere i piñones, i pinoli che maturano a marzo e si fa farina un po’ come da noi con la castagna. La pigna è della misura di un grosso pompelmo. Joaquin ne tira giù una, ovviamente acerba ma i pinoli sono già formati. Non sono rivestiti di legno e si possono sbucciare a mani nude. Ne ricavi un pinolo di circa 3 cm, soffice e già buono da mangiare. A macinatura grossolana se ne produce una sorta  di cous-cous.

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piñon de leche

Nell’ambito dello sviluppo turistico la comunità s’è data da fare ed hanno tracciato e segnalato vari sentieri. Uno arriva ad una cascata, i lavori non sono ancora terminati e gli scalini con cavicchi di legno non passeranno l’inverno ma l’impegno c’è indubbiamente… ci spiegano varie escursioni ma come al solito sono difficili e fatte apposta per l’escursionista forestiero. Invece di recuperare e valorizzare una viabilità storica si traccia un sentiero che si inerpica in un luogo dove i locali mai si sono sognati di andare, e questo (penso io) per un equivoco sulla domanda e sul valore della propria cultura. Comunque i luoghi sono stupendi, Raimundo già vede i futuri rifugi pieni di sciatori. Controlliamo il collegamento con il P.N. Conguillo tramite una lunga e selvaggia strada che passa dalla riserva China Muerta, zona di araucarie e bosco misto dove un incendio ha fatto danni enormi per due mesi. Non si riusciva a spegnerlo, alla fine l’ha spento la pioggia di fine stagione. Le campano anche 1000 anni e fa effetto vederle al suolo carbonizzate.

pignon dell araucaria 24 gen.gif
piñon dell’Araucaria

Comunque il collegamento c’è, sono una cinquantina di km adatti a cavallo, MTB oppure fuoristrada. Alle 16 pranziamo ad una baita del Parco, è domenica c’è gente venuta dal lato di Melipeuco. Dopo pranzo riunione per tracciare il percorso sulle carte, poi Nualik ci lascia e noi portiamo Joaquin e figlia a casa. Poi bussiamo all’hotel Suizandina. Sono già le 21.30 ma abbiamo assolutamente bisogno di internet funzionante sia per organizzare la continuazione del viaggio verso sud (ora Puerto Eden pare sia in forse), che per quanto succede in Italia, a casa. Con puntualità svizzera alle 22:30 internet si stacca e alle 23 si spengono le luci.

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