Araucania: 26 gennaio/ Riserva Naturele Villaricca

Villaricca, 26 gennaio 2016

Della serie “Aiutati che il ciel ti aiuta”, questa gente giustamente si organizza da sola senza ottenere progetti con finanziamenti internazionali riservati a comunità protette e/o in via di estinzione. Questi Mapuches non sono in via di estinzione ed anzi  sono un popolo fiero, l’unico che ha condotto una guerra organizzata contro gli invasori spagnoli per tre secoli, avendo alla fine un accordo che gli preservava il territorio. Peccato che il neonato stato cileno  non lo rispettò, ne seguì un’ultima campagna militare e l’assoggettamento politico amministrativo. Ma non (ancora) culturale, non del tutto. Se esiste una frangia oltranzista e violenta che brucia i camion e le case dei bianchi, godendo di un esplicito e nemmeno tacito consenso di alcune comunità, esistono anche gruppi come questi di stamani che organizzano l’annuale “Feria Walun”, un ritrovo sotto forma di   fiera del solstizio estivo. È un punto d’incontro di varie comunità e lo inaugurano domani. Oggi lo visitiamo. Ci sono i soci volontari che ultimano i preparativi: la fiera durerà 15 giorni e vi si espone artigianato e cibo nativo, oltre agli incontri culturali. Questa gente non hai mai beccato un soldo del finanziamento del Banco eppure hanno messo su un bel gruppo coeso, l’associazione (dunque con personalità giuridica) ha ora 11 anni e su questo terreno a bordo fiume hanno costruito un corral da rodeo, una ruka tradizionale e altri  chioschi più temporanei.

Alla riunione, fatta alla buona intorno ad un tavolo fuori, l’atmosfera è meno formale e i partecipanti non la mandano certo a dire ai “tecnici” come Sabrina o Raul. A scambio di vedute terminato l’atmosfera è cordiale e ci si saluta amichevolmente. Noi dobbiamo controllare la viabilità di collegamento tra Curarehue (o come scrivono i Mapuches “Kurarewe”) e Melipeuco. In pratica tenteremo di fare al contrario il tragitto iniziato il 21 scorso quando dalla casa di Raimundo finimmo contro un cancello chiuso. È la traversata del Sullipulli ma da Sud a Nord. La faremo con la camioneta 4×4 di Romà che ci è già stato e ha detto che è assai impegnativa. Entriamo dunque in questa valle infinita, su pista sterrata che si sviluppa in ambedue i lati del fiume. Il paesaggio è alpestre e le case della comunità Mapuches si stagliano  nei campi e sui pendii in immagini pacifiche. Certo che ora si vedono d’estate… l’immagini con metri di neve! Dopo 48 km di sobbalzi si arriva ad una casa, che Romà conosce per voler intraprendere un’attività turistica. Ci fanno entrare ed accomodare sul solito divanetto nella stanzetta di cartongesso d’una casina sperduta a 50 km di sterrato puro in una valle. Non hanno telefono e neppure la radio. Solo la televisione ma quella non li capisce. Sono praticamente non-contattabili dall’esterno! Te l’immagini quale impetuosa impennata di prenotazioni potrebbero avere? Più in su la strada ufficiale segnata sulle carte finisce ed inizia la Reserva Naturale Villaricca, il cui territorio costeggia il vulcano Sullipulli sul lato orientale e finisce nella valle Alpehue, dove abita Raimundo. È proibito l’ingresso a qualsiasi veicolo a motore e noi entriamo senza permesso perché non c’è nessuno a cui chiederlo.

26 gen travesia.jpgLa traccia è dapprima uno sterrato uso forestale e si inoltra sulla sinistra orografica della valle attraverso una foresta mista di Notophagus veri. Siamo sotto i 500 metri di quota su un pendio già marciato, è bosco valdiviano fatto con la barba de viecho che ricopre i tronchi e i rami, in seconda con le ridotte inserite. Dopo 20 minuti il primo guado di un affluente e troviamo 2 francesi con MTB carica che arrancano a piedi su per la salita non concepita per i ciclisti bensì per trattori o ruspe. Questi vengono da Ushuaia… da in capo al mondo, e di sicuro ne hanno viste di peggio. In ogni caso la traccia si fa ancor più disastrata e non è sulla carta open source caricata sul GPS. Ad ogni metro c’inoltriamo in questa valle selvaggissima, aspettiamo di vedere sbucare dal fogliame un triceratopo. Invece a un certo punto un gigantesco tronco di ñires blocca la pista. Noi, da veri sprovveduti dell’offroad, non abbiamo né motosega né pennato dietro e questo può essere un problema serio perché chissà quanti tronchi troveremo.  Qui ci vorrebbe in ogni caso una mina perché il diametro è veramente eccessivo. Non resta che tentare di aggirarlo e per fortuna siamo vicini al greto sassoso del fiume. Romà, che qui c’è già stato, dice di aggirare sulla sinistra ed attraversare una pozza fangosa, poi con manovra fra gli alberi girarsi ed uscire sul greto del fiume.  Ingrana la marcia e si impantana fino a metà ruota. Inutile sgrassare, siamo piantati. Bel casino! Mentre ci affanniamo a portar frasche da affondare sotto le ruote, da chissà dove sbuca un cavaliere. Ha il cappello di feltro a tesa larga ed il poncho, saluta educatamente. Io penso già ad attaccare un paranco ad un albero e che il cavallo sarebbe proprio utile ma quello fa due giretti e sparisce come è venuto. Con qualche manovra e montando in 2 nel cassone ce la facciamo alla fine a guadagnare la terraferma, poi rientrare in pista sembra una bazzecola!

26 gennio travesia.jpgCosì proseguiamo e qui si apprezza cosa significa “fuori strada”, nel senso che non ho mai visto un veicolo passare sopra pietroni e attraverso gaudi come Romà ha fatto nei seguenti 30 km. E per fortuna perché tornare indietro sarebbe stato sempre più un problema. La “traccia”, dopo aver lungamente percorso il letto del fiume, s’inerpica fino al passo a 1402 metri in mezzo ad un bosco inestricabile. Ovviamente si va pianissimo ed è tutto un sobbalzare nell’abitacolo, ma avanziamo. Al km 77 da Currarewe entriamo nella proprietà del neozelandese, quello che ha chiuso la strada col vicino a valle.  Dal monte si entra tranquillamente ma ben presto arriviamo all’interruzione: il torrente ha effettivamente portato via  parte della pista e c’è un salto di un paio di metri tra il piano stradale e l’acqua. A destra lo steccato artigianale. Scendiamo in cerca di un’anima e dopo un km troviamo il guardiano che ci tiene quasi 40 minuti sulle spine: riconosce Romà (al quale aveva già spiegato che l’accesso è proibito) e ora lo vede arrivare dalla parte opposta… deve essere proprio duro! Ma non può farci fare 77 km a ritroso per 200 metri di tragitto perciò viene a smontare lo steccato e noi passiamo zigzagando tra le piante  fino oltre lo steccato.. dove vediamo una jeep d’un carabiniere piantata in mezzo alla pista… vuota. Il conducente chissà dov’è. Sono quasi le 18 e questo ha bloccato la strada ed è sparito. A nulla serve il nostro clacson,  quello che non riuscì alla natura sta riuscendo alla stupidità umana. Alla fine in quattro pieghiamo e storgiamo rami e arbusti laterali tanto da farci passare la camioneta, sia con un bel graffio sul fianco destro. Il collegamento con Alpehue è fatto e dalla feira alla strada asfaltata per Melipeuco sono 103 km e ci abbiamo messo oltre 8 ore. Arriviamo a casa a notte, siamo shakerati e dobbiamo fare le varie relazioni del caso, ma prima cena a casa di Romà. Il tempo cambia e pioverà ma ora una dormita non ce la leva nessuno.

26 gennaio strada alternativa Curarreue melipeuco.jpg

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