Patagonia: 6 febbraio/ tra i delfini dei canali della Patagonia

 

Canales Patagònicos, 06 febbraio

Punto di partenza: porto 05 feb 49°34,591’S; 74°08,787’W ore 10.

Punto d’arrivo: porto 06 feb Seno Elizabeth 49°13,519’S; 74°05,480W ore 21,15.

Distanza navigata: 81,2 km.

Traccia di rotta: Canal Icy, Canal Falcon, Seno Eyre, Seno Elizabeth.

06feb

Che dormita! Apro gli occhi verso le 7 e la Sabrina è già nel cucinotto che prepara la colazione. Il capitano dorme e pure Lucio il marinaio, nell’androne. Altra giornata stupenda, mi dispiace per la statistica che qui vuole solo 20 giorni asciutti l’anno, ma noi in questo viaggio abbiamo fortuna. Il “ranchito” è ridossato a SE perciò niente vento e c’è già il sole.  Nel mare liscio come una tavola gioca un branchetto di delfini di piccola taglia, il delfino cileno (Cephalorinchus eutropia). Sono in 6, curiosi, nuotano uniti stretti e salgono a respirare insieme, poi è tutta una capriola. Dal lato opposto dell’insenatura, a 500 metri da noi si leva del fumo. Il gommone non è alla barca né si vede a terra: risulta che al ranchito hanno dormito solo i 2 nonni, sostanzialmente alla maniera tradizionale cambiando solo la copertura della tenda da pelli di foca a teli di plastica ed usando fiammiferi e sacco a pelo. Ora i vecchietti sono fuori seduti nell’erba alta a scaldarsi al sole e la tenda è mezza scoperchiata. La prole invece ieri sera non ha trovato posto sufficiente ed è emigrata sulla spiaggia opposta portandosi via il gommone.

06feb belli si nasce.
Belli si nasce!

Verso le 8,30 fischiamo 2 volte la sirena e poco dopo il gommone parte. Attraversa preceduto e seguito da 2 gruppi di delfini e qualche foca, uno spettacolo in questa luce radente. Quando sono tutti a bordo bisogna recuperare il tramaglio che i 2 dell’equipaggio hanno steso ieri sera così vediamo anche i luoghi per accamparsi: quello ancestrale  è protetto e lussuoso, con morbida erba alta. I nonni l’hanno lasciato in ordine e spento il fuoco con acqua. Quello di seconda scelta è esposto e sulla nuda “spiaggia” tra i sassi e i figli hanno lasciato il fuoco acceso che spegniamo noi. In fondo alla caletta, 1 km oltre, sfocia il solito fiumiciattolo: l’acqua dolce è ovunque qui ma i posti buoni per fare campo sono rari! La pace è totale, il paesaggio idilliaco. Par d’essere appunto in un Eden o in un film di navigatori del ‘700 su lussureggianti coste inesplorate.

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Pranzo al campo

Puliamo e recuperiamo la rete con 4 robalos e finalmente alle 10 leviamo l’ancora destinazione Falcon. Attraversiamo il Canal Icy fino all’inbocco del Falcon, un fiordo enorme che arriva al ghiacciaio Jorge Montt. Svoltato l’angolo retto verso Sud esso appare in tutta la sua maestosità. Scende direttamente dallo Hielo Continental Sur dal quale spiccano aguzze cime granitiche cariche di ghiacci e cornici. Il mare inizia a punteggiarsi di iceberg ed arriva il solito gruppo di delfini. “Solito” perché uno lo riconosco dalle 2 cicatrici parallele: c’era anche ieri. L’atmosfera a bordo è migliorata: Sabrina continua le sue interviste individuali ed io chiacchiero a lungo con Carolina sull’organizzazione di servizi guida in Italia e in Cile.

06feb le raccoglitrici.
Le raccoglitrici

Avanziamo per circa 20 km. nel Falcon, poi ancoriamo davanti ad una spiaggetta per mangiare a terra. Siamo a 49°32.691S e 74°51.164W. Mentre e donne, sbarcate prima come ieri, vanno a raccogliere, JCT , noi 2 ed il fotografo in gommone risaliamo l’immancabile fiume che appare subito assai corposo. Difatti è alimentato da un ghiacciaio pensile che vediamo dietro l’angolo. Dopo 1 km. La corrente è troppo forte per il fuoribordo e a quel punto rigirarsi è anche operazione delicata e rischiosa. Notiamo subito che non abbiamo i salvagenti, che questo blocco appunti non avrebbe scampo e noi neppure perché siamo in acque gelide a molte ore da un soccorso. Faremo la fine di Tompkins, paladino di queste acque, rovesciatosi in kayak e morto d’ipotermia l’anno scorso? Siamo in una situazione poco piacevole. Poi la manovra riesce e torniamo sani e salvi alla spiaggia dove le signore ci aspettano con sacchettate di “melillas” che però non mangeremo qui perché la nonna dice che è “wahe”. Mentre lei ci porta altrove, suo figlio mi spiega che in alcuni luoghi vi sono restrizioni: non vi si può mangiare o assumere alcunché, a volte non vi si può accedere: ad esempio montagne, ghiacciai o risalite dei fiumi venivano poco o affatto frequentati. Secondo  la tradizione orale ancestrale la frequenza di questi luoghi ha generato fenomeni spiacevoli. Non c’è altro criterio per discriminare questi luoghi se non saperli a memoria.

06feb patos a vapor.
Patos… a vapore

Sono le 13,30 e navighiamo ancora 1 ora fino al punto dov’è lecito mangiare: una baietta con spiaggia a 49°30.995’S e 73°54.684W con il solito fiumetto che risaliamo per breve tratto in gommone. Intanto il nonno ha azionato la Husquarna ed ha segato 6 pali di cipresso per fare una struttura antivento, legna da ardere e un palo da spiedo. Ben presto al fuoco c’è la carne, i pesci di stamani e del riso con cipolla. La nonna raccoglie falasco per intrecciarlo e si sdraia all’ombra d’un calafate. Ripartiamo alle 16,30 lasciando intatta l’intelaiatura di cipresso realizzata a incastro. Entriamo nel Seno Eyre alle 17,30 con sole e calma piatta e ben presto davanti a noi avvistiamo il Pio XI che dista ancora circa 30 km, ovvero 3 ore ai 7 nodi che facciamo.

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Il ghiacciaio Pio XI

Il Seno Eyre è un rettangolo con lati 35 per 5 km, orientato N-S e circondato da alte pareti granitiche levigate a smeriglio.  Un tunnel del vento naturale e sempre attivo che ti respinge con forza, generato da quella grossa bestia che è il Pio XI. Per forza è “wahe” e nessuno dei presenti vi ha mai messo piede. E’ l’unico ghiacciaio del Parco che non si ritira, anzi il suo fronte avanza e negli anni ’40 travolse l’estancia d’un novello colono poco accorto.

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Seno Eyre

Ora travolge gli alberi alla sua destra orografica. A differenza degli altri, quasi non rilascia icebergs perciò il fiordo è navigabile fino in cima. Noi arriviamo al suo cospetto alle 20 e il nonno ci guida senza esitare ad un buon porto presso un “rancho” superprotetto nella vicina baia Elisabeth. Gettata l’ancora, JCT e il nonno sbarcano con motosega ed entro 2 minuti (veri) c’è un fuoco acceso.

6feb delfini
Delfini
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