Patagonia: 9 febbraio/ Glaciar Bernardo e Glaciar Ophidro

Canales Patagonicos, 09 febbraio

Punto di partenza: porto 08 feb Canal Farqhar 48°32,676’S; 74°19,946’W ore 7.

Punto d’arrivo: porto 09 feb Canal sin nombre 48°24,599’S; 73°54,178’W ore 19,50.

Distanza navigata: 99,0 km.

Traccia di rotta: Canal Farquhar, Estero Bernardo, Gl. Bernardo, Estero Las Heras, Gl. Ophidro, Canal sin nombre.

 

Leviamo l’ancora alle 7 con tempo uggioso, pioggerellina fine, freddo, 1002mB e calma piatta e puntiamo al rifugio di CONAF del Glaciar Bernardo. La navigazione di svolge in perfetto silenzio, solo rotto dal borbottìo del motore marino nel fiordo mentre l’Austral solca acque assolutamente immobili. M’immagino la sensazione di pace e di appartenenza a pagaiare qui con la canoa.  Il tempo va migliorando e quasi 3 ore dopo, alle 9,45, gettiamo l’ancora di fronte al rifugio. Siamo a 48°34,589’S e 73°56,180’W, a pochissima distanza dall’ancoraggio del primo febbraio ma questa volta in piena luce mattutina. Ha smesso di piovere, non c’è vento e sbarchiamo col gommone lasciandolo ancorato bene perché la marea in salita non ce lo porti via. Nel tratto a piedi fotografiamo orme di puma. Il rifugio è circondato da tende colorate: sono quelle del gruppo di americani ed è bene perché siamo venuti giusto a parlare con loro e con il guardaparco che li ha accompagnati, fratello di quello già visto l’altra volta. I due fratelli ci accolgono calorosamente e ci offrono un giro nella laguna del Bernardo, in lancia a motore. Ovviamente accettiamo volentieri e partiamo subito in quattro.

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Laguna Bernardo

Risaliamo dunque verso la parte sommitale del fiordo per circa 4 km e dietro una morena entriamo nella laguna dal suo emissario, che periodicamente gli icebergs sbarrano del tutto finché poi la pressione dell’acqua accumulata non lo ristappa con violenza. Ci spiegano che ciò accadeva prima ogni 4 o 5 anni e adesso ogni 2. Il rifugio stesso ha solo 2 anni perciò dovranno aver monitorato questo fenomeno anche prima che CONAF installasse qui una presenza fissa. La laguna è piena di “témpanos” (icebergs) di ogni dimensione, anche grandi come palazzi o interi quartieri. E nella luce del mattino hanno colori diversissimi: si va dal puro trasparente vitreo con enormi scallops al bianco sporco di detrito ghiaioso alle varie sfumature di azzurro fino al blu cobalto e grigio cenere (vulcanica?). Forme lisce e stondate, spigoli vivi e squadrati testimoni di fratture gigantesche, superfici lisce piallate oppure corrugare e brignoccolose.

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Glaciar Bernardo

Una incredibile passerella di “glaciodiversità”. Con questa calma sembra d’entrare in una enorme stanza senza mobilia dove individui d’un variegato bestiario, ognuno con la propria personalità, ti fissano muti, immobili e in definitiva distaccati. Noi attraversiamo la laguna e sbarchiamo sul lato sinistro orografico dove saliamo per roccette in cima ad una collinetta. 10 minuti e 40 metri sopra abbiamo una bella panoramica che include il Bernardo che scende dal Campo de Hielo.

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Laguna Bernardo

Altro ottimo “mirador” si trova sul lato opposto, più alto e raggiungibile con traccia in un paio d’ore (che non abbiamo perché oggi vogliamo passare anche dall’Ophidro). Tornati al rifugio gli americani hanno oggi una giornata di recupero. Si tratta di 10 persone appartenenti alla ONG RoundRiver: 7 studenti in materie scientifico/ambientali e 3 professori ma tra loro nessun geologo, fanno un corso guide di 3 mesi nel quale percorrono, rilevano e monitorano tratti di “wilderness”. In questo caso collaborano con CONAF al tracciato d’un itinerario escursionistico che costeggia il Campo de Hielo Sur dal ghiacciaio Jorge Montt (nel Nord, vicino a Caleta Tortel), all’Ophidro, al Bernardo al Pio XI. In pratica collegano Puerto Eden via terra da Nord! Itinerario certamente non per tutti ma che rende l’idea dell’industriosità cilena circa il Campo de Hielo. I ragazzi sono un po’ provati da marce di vari giorni su terreni impervi e attraverso pantani e spine ma ora sono al caldo e stanno elaborando su carta i dati raccolti.

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Ophidro Gps di bordo

Dividiamo un mate ed alcune informazioni con guardaparco e prof ed emerge che anche loro andranno a Villa O’Higgins a fare la Ruta Patrimonial 6 (però la traccia GPS non ce la danno). Forse li beccheremo al ritorno. I guardaparco ci spiegano che in fondo al fiordo dell’Ophidro dobbiamo seguire la riva sinistra del “desague” (l’emissario della laguna) attraverso un bosco per arrivare in ca 45 min al ghiacciaio dove c’è un buon posto per fare campo. Salpiamo alle 15.30 con vento debole da SW e in 2 ore facciamo 29,1 km fino in fondo al fiordo dell’Ophidro dove si vede il ghiacciaio dietro una striscia di bosco. Capitan Rodrigo non vuole ancorarsi lì per la notte perciò il nostro sopralluogo sarà breve.

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Glaciar Ophidro

Tocchiamo terra a fianco dell’unico ruscelletto visibile dalla costa e lo risaliamo per traccia quasi inesistente tra la fitta vegetazione d’alto fusto. Sembra più una traccia di bestiame, è pari ma dopo poche centinaia di metri finisce presso una vecchia baracca rovinata con resti di corral. Fine della traccia, torniamo indietro e col gommone cerchiamo un altro fiume lungo 2 km di costa, ma invano. Non abbiamo trovato dove sfocia tutta l’acqua di questo ghiacciaio!! Dopo altri 7 km, alle 19 torniamo all’Austral con le pive nel sacco. Alle 19.50 facciamo porto per la notte dall’altra parte del fiordo, a 48°24,599’S; 73°54,178’W. Se è così poco evidente trovare questa traccia, non capiamo perché i guardaparco non ci abbiano detto assolutamente niente… bastava farci vedere una cartina. Ma nemmeno noi gli abbiamo chiesto dettagli…dev’essere un puro disguido culturalmente indotto: partiamo da altri presupposti. Peccato: questa è un’occasione persa e speriamo d’aver imparato la lezione!

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