RUTAS ANCENSTRALES: I MAPUCHE

Ringraziamo Giuliana e Bianca per questo delizioso racconto di viaggio, genuino e diretto. Speriamo che questo contribuisca a facilitare la comprensione del turismo con popolazioni autoctone nel XXI secolo.

Il primo giorno in Auracania

Eccoci dunque, provenienti da Valparaiso, arrivare a Pucon, dopo un viaggio notturno in uno dei magnifici autobus cileni!

Ci viene a prendere Francois, la nostra guida, il nostro anfitrione, un ragazzo francese di poco più di trentanni – disponibile, gentile e appassionato -, che ci ha raccontato cose interessantissime sul Cile e sui Mapuche e che ci ha accompagnato ovunque.

Francois, arrivato in Cile dopo la laurea, si è innamorato dell’Auracania e di una bellissima donna mapuche , con la quale si è sposato e ha avuto una bimba, e ora vive lì dedicandosi alla conservazione dei parchi naturali dell’Auracania, dove ritraccia i sentieri ancestrali battuti dalle comunità mapuche e si impegna per la crescita e la diffusione del turismo comunitario. Francois, come tutti coloro che scoprono e apprezzano una cultura diversa da quella in cui sono cresciuti, ora è più mapuche di un mapuche!

Dopo l’arrivo, Francois ci porta subito a casa della Signora Sudelia, una donna mapuche che vive con la figlia in una piccola fattoria, dove coltivano tutto ciò che  serve per la vita quotidiana: hanno l’orto, il frutteto, gli animali e la foresta da cui prendere la legna per riscaldarsi. L’acqua invece è un problema. Non ce n’è a sufficienza. Si deve costruire una nuova centrale idroelettrica, quella esistente si sta esaurendo; il governo ha individuato un sito,  ma i Mapuche si sono opposti perché il luogo prescelto impatta in maniera disastrosa sul territorio e poiché il rappresentante regionale è Mapuche, ora si sta trattando per individuare un altro sito dove costruirla.

Non esiste agricoltura intensiva. Che meraviglia! Merito dei Mapuche, che si sono opposti, così per ora ogni fattoria è un microcosmo dove c’è tutto quello che serve per la sussistenza.

Mi cominciano veramente a piacere questi Mapuche!

Ci piace un po’ meno la stanza in cui ci ha sistemato la Signora Sudelia, una stanza minuscola dove non riusciamo a muoverci con le valigie aperte e proprio sopra la cucina, dove lei tiene sempre accesa una stufa a legna. Risultato: la stanza è una vera sauna!

Bianca a a casa della Signora Sudelia.jpg
Bianca a casa della signora Sudelia

Senza avere tempo di fare una doccia, Francois ci porta a visitare il Fortino Mapuche…una collina dalla quale gli indios avevano un colpo d’occhio su tutta la regione! Bello, ma il caldo e la stanchezza si fanno sentire.

Poi di corsa alla tessitura Mapuche…cose bellissime, che ora rimpiango di non aver preso, ma che con quel caldo e la stanchezza del viaggio non abbiamo la capacità di apprezzare.

Francois, che è attivissimo, e ci continua a raccontare cose interessanti, ci porta al ristorante Mapuche di Anita, una donna che nella comunità di Kurrarewe ha un ruolo importante, perché ha creato delle attività dal nulla, coinvolgendo altre donne e dando forza a progetti che potrebbero ricordare quelli portati avanti in Bangladesh con il microcredito. Mangiamo benissimo e Francois ci viene a riprendere per portarci nella RUKA del paese, la tipica casa comunitaria Mapuche, per la narrazione dei giochi ancestrali.

Dentro la RUKA, dove è acceso un bel fuoco centrale, ci accoglie un ragazzo mapuche, che sarà la guida di una delle nostre passeggiate.  E’ tutto molto bello, ma il caldo è poco sopportabile e il fumo non aiuta. Io e Bianca siamo davvero interessate a come si svolge il palin, il gioco tradizionale mapuche, ma ci piacerebbe di più vederlo giocare e poi fuori c’è un bel venticello e un fiume che scorre invitante…

Usciamo all’aperto e finalmente ci togliamo le scarpe e  immergiamo i piedi nel torrente.

Francois capisce che forse abbiamo bisogno di rilassarci un po’ e ci porta a casa dalla Signora Sudelia…che ci aspetta per la cena!

Sono le sei… Mangiamo e soltanto dopo cena riusciamo a farci la desideratissima doccia!

Io e Bianca pensiamo che la giornata l’avremmo organizzata diversamente. Tutte cose belle che abbiamo goduto poco perché troppo stanche. Crolliamo a letto alle nove…il caldo della stanza ci fa da ninna nanna.

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