La lettura è il viaggio di chi non può prendere un treno

“La lettura è il viaggio di chi non può prendere un treno” (FdC) . E’ scritto sul muro, a quattro passi dalla Bombonera. Non sono una tifosa si calcio, ma come non andare a prestare omaggio a uno degli stadi più famosi al mondo. Subito penso che io il treno l’ho preso e finalmente anche questo aereo che mi avvicina alla Fine del Mondo. Atterrata a Buenos Aires alle 4:30 di mattina,aspetto che albeggi col mio nuovo amico Hiro, conosciuto sull’aereo. “Un’espresso doppio per favore”. Hiro sorride, lui abita qui. Il caffè arriva, acqua sporca in una tazzone enorme, lui dice che qui il caffè non piace all’italiana e scoppiamo a ridere all’unisono. Capisco subito che in Argentina non tutto sarà come sembra o me lo aspetto e non vedo l’ora di essere sorpresa dagli eventi.

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Sull’autobus verso BA guardo fuori dal finestrino. I palazzi e poi il nulla, il grattacielo e poi le villas. Tutto un po’come me lo aspettavo, penso. Il paesaggio, così lontano dalla mia realtà, ma così familiare. Ci sono già stata? No. Arrivo a casa della mia amica Virginia in pieno centro. La colazione è pronta e ho tutto il giorno davanti. Usciamo, camminiamo. Il caos e la Skyline mi sovrastano. Sono a HK? No a Londra, aspetta, sembra Roma, cavolo, quel balcone non l ‘ho visto  a Parigi? Ho bisogno di cambiare soldi, ma Florida mi stordisce! Negozi, negozi e gente, fiumi di gente a non finire. Shenzhen? Hong Kong di nuovo. Aiuto, devo riposare, io sono venuta in Argentina per vedere pinguini, ghiacciai e montagne! Virginia e Hiro dicono che sono fortunata, sono tutti via per le feste e la città è semivuota. Ripasso fra 6 settimane, solo allora potrò capire cosa intendono.

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Il cimitero di Recoleta mi lascia a bocca aperta. Le statue sembrano parlare. Tutto è immobile e placido e le ragnatele risplendono al sole regalando quel tocco di magia in più ad un posto che sembrerebbe perfettamente curato ma al tempo stesso lasciato a se stesso nel tempo. Sarebbe bello sedersi in un angolo a leggere… La sera vengo immediatamente catapultata nella vita notturna di Palermo, vibrante familiare.

Fin dal primo istante Buenos Aires non ha smesso di confondermi e lasciarmi a bocca aperta. La sua decadenza unita alla multiculturalità la rende unica e bella. Così ho passato 4 giorni intensi fra passeggiate  turistiche a Puerto Madero e il centro storico, La  Boca e San Telmo a caccia di graffiti. Melting pot.

Ho letto da qualche parte che le autorità e comunità di Buenos Aires supportano e accettano la street art e molti artisti importanti utilizzano i muri bianchi dei palazzi abbandonati come canvas per le proprie opere di contenuto sociale. Adoro la street art e non posso fare a meno di andarla a scovare dappertutto.

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I concerti di voce e chitarra per le strade della città catturano l’attenzione tanto quanto i balli di tango improvvisati nei posti più turistici. Non c’è tregua per i 5 sensi, soprattutto quando si passa davanti alle grigliate di carne dei  mercati all’aperto vicino allo stadio.

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E’ carnevale. I ritmi dei tamburi e i balli della Murge sono ipnotici, tanto quanto i venditori ambulanti che vendono di tutto sul treno per il Tigre… vuoi uno snack? una lima per le unghie? anche il manuale di scuola guida riesce a trovare i suoi acquirenti qui e mentre loro cercano i soldi da dare al convincente mago del marketing, lui, il mago, si è già fatto il giro ti tutti e 10 i vagoni e ripassa a prendere ciò che gli è dovuto dando la possibilità al cliente di visionare la merce prima dell’acquisto finale. Tecnica infallibile e salvatempo. Non parlo spagnolo, ma quasi quasi hanno convinto anche me a riportare in Italia, per regalo, qualche set per la manicure. Torno in me e mi distolgono dall’idea. Al Tigre con Virginia prendiamo il traghetto per l’esercizio Les Tres Bocas. Non immaginavo tanta bellezza. Rimango senza fiato per qualche secondo le palafitte e gli alberi sono letteralmente in mezzo all’acqua e presto lo sarò anche io. Cammino nell’acqua e penso: si, meraviglia Buenos Aires, ma non vedo l’ora di prendere il pullman per la Patagonia. Non è per la città che sono venuta , ma me la sono goduta tutta. Ora, 18h di bus, Retiro – Puerto Madryn. Il paesaggio è piatto, omogeneo, chilometri e chilometri di pianura, mucche e aironi guardabuoi. Sono l’unica straniera, ma al mio vicino si è scaricato il cellulare e il mio carica batterie portatile ci ha permesso di fare amicizia… Che non finirò per imparare lo spagnolo?

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