I SALUTI

I saluti in un qualsiasi incontro tra popolazioni indigene sono la parte più importante, la più espressiva, la più coinvolgente, la più lunga, la più da noi “non indigeni” dimenticata. Sento che i saluti di benvenuto, gli auguri che l’incontro vada bene e le cerimonie di chiusura, stanno a ribadire tante cose, ma quella che mi piace pensare per prima è che tutto quello che si svolge è nel presente, che le persone fisiche nel presente rappresentano il passato e il futuro e che le relazioni umane corrette e rispettose sono alla base di tutto.

Allora per prima cosa ci si saluta, con tutto il tempo che sia necessario, con tutti i cerimoniali reciproci, che mostrano lo spirito di un popolo e lo distinguono dall’altro. Attraverso il saluto si dice chi siamo e cosa ci aspettiamo e allo stesso tempo si ascolta l’altro, il visitatore. I ruoli sono chiari: il padrone di casa, whenua, e il visitatore (manuhiri). I Maori hanno un modo apparentemente molto aggressivo di dare il POWHIRI, benvenuto cerimoniale: si mettono in fila di due tre quattro guerrieri e fanno la loro danza della guerra, mostrando la lingua ben tesa fuori e sgranando gli occhi; fuori da ogni retorica sembrano proprio prepararsi a mangiarti! Dopo la danza i guerrieri lasciano un bastone di fronte al visitatore, che lo deve gentilmente raccogliere, mentre le donne lo invitano con canti e danze a camminare  verso il Marae (il luogo sacro d’incontro) seguendole. Per entrare bisogna togliersi le scarpe. Gli uomini siedono nelle prime file, mentre le donne dietro. Prima ci sono due discorsi (whaikorero) dei due rappresentanti degli anfitrioni e poi due dei visitatori. La chiusura viene fatta di nuovo dall’anfitrione e a questo punto si stringono le mani (hariru) e si strofinano i nasi (hongi). Con questo si conclude la cerimonia e si va al banchetto hakari!!! Buon appetito, perché qui proprio l’organizzazione ha un po’ esagerato. La quantità e qualità del cibo per tutti e quattro i giorni del summit non è stata proprio “sustainable”  e in linea con i principi di autenticità.

I saluti poi sono continuati per tutta la durata della conferenza: ogni mattina si apriva la sessione con una preghiera guidata dall’anziano e così si chiudeva; ed ogni intervento  era preceduto da presentazioni e saluti.  Sono i saluti che hanno creato un’atmosfera speciale predisponendo all’ascolto e alla partecipazione emotiva, sono i saluti che hanno fatto sentire un grande senso di umanità e fratellanza. I suoni delle tante diverse lingue, erano come una musica che trasmetteva l’intensità del pensiero e delle emozioni. La parte di un incontro con le popolazioni indigene è l’emozione di incontrarsi, la possibilità di farlo in pace e di discutere temi comuni a tutti. L’emozione crea un aurea di sacralità e importanza. L’emozione è quello che muove l’umanità che è in noi, e questo è stato il cuore dell’incontro!

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