Diario di Viaggio di Piero & Cristina

Cile  02-23 Ottobre 2019

Iniziato in un Cile apparentemente tranquillo e finito con “el despertar”: il risveglio contro le ingiustizie palesi e le barricate di Santiago. Ai nostri viaggiatori era sembrato che qualcosa non andasse in questo paese e si sono ritrovati testimoni per caso gli ultimi giorni dalle finestre del loro hotel in Plaza Italia

 

Il nostro viaggio è cominciato ben prima del 2 ottobre, con l’aiuto e la pazienza di Sabrina (360° Responsible Tourism) abbiamo pianificato l’itinerario cercando, nei giorni a disposizione, di visitare una buona parte del Paese, tralasciando il sud e l’isola di Pasqua.

 

 Mercoledì 2 ottobre

Partiti in orario da Torino fatto scalo a Roma, viaggio abbastanza disagevole fatto con Alitalia. Ma il prezzo del biglietto era troppo vantaggioso per poter rinunciare

 

Giovedì 3 ottobre

Dall’aeroporto direttamente all’hotel MITO, praticamente in piazza Italia, bello confortevole. In hotel ci aspetta Rodrigo, la nostra guida, concordiamo di visitare, a piedi, il centro della città. Visitiamo i vari quartieri ed i suoi bei palazzi storici, e le chiese principali. Rimandiamo la visita ai vari musei alla fine del nostro viaggio prima di rientrare in Italia.

Abbiamo l’impressione di una città tranquilla, pulita ed ordinata, e non abbiamo la percezione di nessun clima di tensione. Però Rodrigo ci illustra le difficoltà economiche della popolazione e, non solo, ci racconta che il potere economico e nelle mani di un gruppo chiuso ed omogeneo, basti pensare quanti dirigenti economici hanno frequentato le scuole pubbliche, o che sono presenti nelle aziende più importanti o tra operatori di borsa, nessuno! Ci racconta che buona parte dei ministri economici che si sono succeduti nel tempo, dalla fine della dittatura, provengano esclusivamente dalla stessa università americana.

Visitiamo la casa di Neruda, La Chascona, fatta risistemare  da Matilde Urrutia ultima moglie del poeta, dopo i saccheggi e le devastazioni avvenuti durante la dittatura.

 

Venerdì 4 ottobre

Trasferimento in aereo a Calama. Dove ad attenderci troviamo Marcos, guida, autista, cuoco, sempre disponibile a soddisfare ogni nostra curiosità e pronto ad ogni domanda. Partiamo per San Pedro, attraversiamo paesaggio lunari, dove si vedono solamente alcuni piccoli villaggi di minatori che lavorano nelle miniere di rame ed una miriade di pale eoliche, che servono a creare energia per le miniere. Prima di arrivare a San Pedro facciamo due soste, la prima per visitare le incisioni rupestri che si trovano nella valle de Herbas Buenas, poi raggiungiamo la valle dell’Arcobaleno, paesaggio stupendo per i colori delle rocce, tra le quali pascolano mandrie di lama e asini selvatici, è incredibile il silenzio che vi regna, ci godiamo una stupenda passeggiata tra queste rocce, praticamente siamo i soli turisti.

Alloggiamo al Vicunia Lodge, la cittadina di San Pedro non ha nulla di particolare se non una bella chiesa, comunque è super affollata di turisti ed operatori del settore. Sulla strada principale che attraversa il paese si affacciano una miriade di esercizi pubblici e sopratutto agenzie per il turismo.

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Sabato 5 ottobre

Con Marco partiamo, attraversando il deserto di Atacama, passiamo per il tropico del Capricorno per arrivare a Socaire (3200 mr slm) qui incontriamo Jannette, che ci accompagna a visitare gli orti posti in terrazzamenti che la popolazione riesce a coltivare grazie ad una sorgente di acqua canalizzata per decine di chilometri, che è la vera ricchezza del villaggio. Ripartiamo, e la strada continua salire, siamo a 4200 mt slm e raggiungiamo due meravigliosi laghi, Maniques e Miscanti. Il paesaggio è meraviglioso i due laghi dai variegati colori sono contornati dai bordi bianchi di sale, oltre i laghi svettano diversi vulcani ricoperti di neve. Tutt’attorno vi sono vigogne ed una moltitudine di uccelli. Il freddo è molto intenso e tira un forte vento. In seguito ci dirigiamo, sempre su strade sterrate, verso la laguna di Agua Caliente, ma di “caliente” non vi è proprio nulla, ma lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi è fantastico, il colore del lago cambia con il passaggio delle nuvole rendendo il sito molto suggestivo. Ritornando verso San Pedro, ci imbattiamo in una bufera di neve.

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Domenica 6 ottobre

Questa mattina si parte molto presto, 5,30 prima dell’alba, per raggiungere il geyser di El Tatio, 90 km di strada sterrata. Lungo il tragitto incontriamo poche auto e qualche mini bus che trasporta turisti. Arriviamo in uno scenari dantesco, è il campo geotermico più alto del mondo, si cammina in questa “caldara” a -14°, tra centinaia di fumarole, il posto si anima rapidamente con molta confusione, ma ne vale la pena. Intanto sorge il sole e lo spettacolo presente forme e colori diversi, anche grazie alla visione del vulcano Putama, fumante, che domina il paesaggio. Marcos intanto ci ha preparato una lauta colazione a base di uova, salame, marmellata, ma sopratutto caffè bollente che è servito a scaldare le mani, anche se erano ben protette, ma il freddo era davvero pungente.

Tornando ci fermiamo a visitare un caratteristico villaggio, Machuca, dove risiedono 6 persone, dove sorge una  chiesetta molto caratteristica.  Per riscaldarci  e rilassarci facciamo tappa alle teme di Puritama, dove è possibile fare il bagno nelle diverse pozze di acqua calda, con la vista delle montagne sovrastanti.

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Lunedì 7 ottobre

Le mete di oggi sono la Valle della Morte, e la valle della Luna. Due scenari eccezionali ed imponenti per i colori e la forma delle rocce, dune colorate, miniere di sale abbandonate. Passeggiare in questi luoghi e molto bello e rilassante.

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Martedì 8 ottobre

Giornata dedicata al trasferimento a Kurarerrewe. A Temuco ci aspetta Esteban, Mapuche convinto e orgoglioso, che ci porta a conoscere Romà, persona molto cortese e disponibile, che ci ha seguito per tutto il nostro viaggio. Praticamente fino a Cuneo, interessandosi costantemente delle nostre difficoltà che avremmo dovuto poi affrontare.

Abbiamo lasciato il deserto per arrivare in Araucania, dove prati e colline verdeggianti sono lo sfondo del nostro vedere, dove su tutto domina il vulcano Villarica.

Siamo alloggiati a Ruka Trankuna, presso la famiglia di Benita e Alejandro, persone splendide, nonché menbri importanti della comunità Mapuche.

Ci assegnano una casetta in legno, con annessa stufa a legna, tutta x noi. Siamo in mezzo alla campagna lontano dal paese, senza tv, senza  wifi, e ci piace molto.

Alla sera, durante e dopo la cena, conversiamo con i padroni di casa che ci raccontano gli usi ed i costumi della loro comunità, nonchè i problemi della stessa.

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Mercoledì 9 ottobre

Dopo colazione facciamo conoscenza con Francoise (genero dei padroni di casa) biondo con gli occhi chiari, mapuche? No !! francese che qui alleva le oche e produce il patè e fois gras!!!

Viene prenderci Simon che con lui visiteremo prima Yuanita e poi Raquelle, che ci illustrano la vita e le culture del popolo mapuche. Due donne molto intraprendenti e colte, la prima per quanto riguarda la conoscenza della natura e delle erbe officinali, nonchè produttrice di una grande varietà di ortaggi, la seconda per la profonda conoscenza della tradizione Mapuche. Con Raquelle scopriamo che il Cile unico paese al mondo dove l’acqua dei fiumi ed i fiumi stessi sono privati, e che questa norma e stata inserita in Costituzione fin dai tempi della dittatura. Ed in trent’anni di democrazia non è stato possibile farla rimuovere, anche perché il parlamento e dominato da membri di famiglie importanti. L’argomento, “acqua” domina non solo i discorsi dei Mapuche, ma è evidenziato ovunque con cartelli disseminati lungo le strade, dove si rivendica che l’acqua e un bene pubblico.

Nel pomeriggio riuniti nel Fogon di Alejandro, Toni ci illustra i vari strumenti musicali della comunità, ed il padrone di casa ci racconta svariati avvenimenti e fatti della comunità.

Facciamo cene in compagnia di  sei donne cilene, coltivatrici, che sono in viaggio di istruzione, per conoscere la metodologia delle produzioni agricole della comunità. Molto cordiali e simpatiche.

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Giovedì 10 ottobre

In compagnia di Francoise facciamo un bel trakking, quasi interamente sulla neve, alle pendici del vulcano Lanin, in un folto bosco di araucarie, alberi immensi che vivono migliaia di anni, il nostro accompagnatore oltre ad essere un produttori di fois gras, e laureato in scienze forestali, e quindi ci dispensa di una miriade di notizie sulle piante e sulla natura in genere. Facciamo tappa a due bei laghi, dove siamo i soli visitatori.

Ma la cosa più interessante è che Francoise ci erudisce ulteriormente sulla cultura Mapuche e sulla sulla sue difficoltà di inserimento nella comunità stessa.

La comunità mapuche, di tipo tradizionale e si fonda rigidamente sulle tradizioni che si tramandano di padre in figlio, vivono la vita secondo i tempi della natura, utilizzando poco le migliorie che l’industrializzazione moderna può offrire, e sono orgogliosi della loro identità e della loro cultura.

Contestato allo stato cileno il mancato riconoscimento come minoranza, anche se a dire il vero qualche agevolazione l’hanno pure avuta, non pagano le tasse sulla proprietà, possono edificare le loro casette senza nessuna autorizzazione e/o progetto, posso utilizzare l’acqua delle sorgenti per i loro bisogni primari, insomma direi che rispetto al resto dei cileni si possono considerare quasi dei privilegiati.

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 Venerdì 11 ottobre

Oggi ci trasferiamo a Mellipeuco, in bus. Tre ore per arrivare a Temuco, cambi di bus e con il Nar Bus Rural, partiamo per Mellipeuco. Bellissima esperienza, bus con fermata a richiesta, praticamente si ferma davanti alla porta di casa di ogni passeggero!!! Impensabile. Dopo altre tre ore siamo a destinazione, dove ci attende Maria. Bella sistemazione all’Hospedaje Remulcura, con una meravigliosa vista sul vulcano Lliama, struttura in po’ spartana, con la camera poco funzionale e piccolissima, ma va  bene lo stesso, in quanto serve solo per riposare.

 

Sabato 12 ottobre

Con Hendry,  andiamo al parco del Conguillo, molto suggestivo con le sue spettacolari colate di lava nera, che in opposizione alla coltre di neve rende il paesaggio fantastico ed unico. Visitiamo in successione diverse lagune, facciamo in seguito un bel trekking

fino ma raggiungere la sorgente del fiume Thun Thun. Bellissima giornata in mezzo alla natura con spettacolari paesaggi.

Ritornati in paese nel tardo pomeriggio facciamo una visita al paese, e sentito cantare nel palazzetto polivalente del paese, entriamo e si esibiscono alcuni gruppi folcloristici della zona, siamo ben accolti ci invitano ad accomodarci e ci offrono da bere!!

 

Domenica 13 ottobre

Oggi Trekking nella valle di Sollipulli, omonima del vulcano, ancora ricoperto di neve. Andiamo a visitare un gran numero di cascate, in una valle verdeggiante di pascoli e boschi, con disseminati piccoli villaggi mapuche e coloni che qui si sono trasferiti negli anni 20/30 del secolo scorso. Anche qui calpestiamo molta neve.

Prima tornare visitiamo le rapide del fiume Thun Thun, strepitose per impetuosità.

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Lunedì 14 ottobre

Giornata dedicata al trasferimento a Castro. Su consiglio di Maria evitiamo il bus Rural e prendiamo il diretto per Temuco, effettua un po’ meno fermate, ma mica tante, però in due ore e mezza siamo al terminal di Temuco. Per la coincidenza. Con il bus della ETM in otto ore di viaggio siamo a Castro, sull’isola di Chiloè, dove ci aspetta Jan Pablo, che ci accompagna al Palafito Waiwen hotel, una struttura molto carina e confortevole. Che si affaccia sul mare.

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Martedì 15 ottobre

In compagnia di J. Pablo e di sua moglie Karin, che oggi ci accompagna, andiamo all’isola di Tanqui. Ci separano 90 km  per arrivare a Quillon dove ci imbarcheremo. Il tragitto si svolge attraverso belle campagne e fiordi incantevoli, dove si vedono una miriade di isolette che rendono il paesaggio molto suggestivo. Durante il viaggio J. Pablo ci illustra la vita dell’isola, ci racconta delle difficoltà della popolazione nel vivere sull’isola, dove non vi sono ospedali, non vi è un’università, per cui per soddisfare queste necessità devo recarsi sulla terra ferma, a Port Montt. Il governo cileno invece di venire incontro a questa loro esigenza, preferisce fare un’opera faraonica, e specificatamente costruire un ponte che collega l’isola al continente, che secondo il nostro accompagnatore, frutto di molti intrallazzi economici delle varie lobbie.

Ci racconta poi dell’industria salmonera, che è molto inquinante , a cui però  è concesso ogni cosa. Nel 2015, quando le industrie hanno scaricato nell’oceano varie ton di scarti di lavorazione, che hanno gravemente danneggiato il fondo marino, provocando una moria sia di pesci che di volatili. A quel punto la popolazione dell’isola si è ribellata bloccando per ben 17 gg l’accesso all’isola. Ma sconsolato J. Pablo ci conferma che è servito a poco, e che tutt’ora, la storia continua.

A Quillon troviamo Ramon, guida marina, che ci trasporta a Tranqui. Isola abitata da ca 600 abitanti, ma non vi sono bambini, per cui la scuola è chiusa, il centro sociale è chiuso, oggi serve solo per pagare le pensioni ai tanti pensionati isolani, che vivono sull’isola. La gran parte delle persone che ancora lavorano sono addetti all’industria salmonera.

Con un pick up andiamo verso l’abitazione di Pedro e Maura, che vivono in quest’isola da 42 anni. Attraversiamo praticamente tutta l’isola, su strade sterrate e molto ripide. L’isola è coperta da una lussureggiante vegetazione,da dove ogni tanto si scorgono dei bei scorci sul mare.

Pedro oltre che ortolano è anche pescatore. Ci accompagna a visitare il suo orto, assolutamente coltivato in modo biologico. Produce una miriade di verdure, che vengono vendute agli abitanti dell’isola. Tutte le lavorazioni necessarie sono fatte esclusivamente a mano , cioè con la zappa!per la concimazione usa esclusivamente elementi naturali, tutte le serra sono costruite con materiali di recupero, dismesse dall’industria salmonera.

Maura ci ha preparato un ottimo pranzo a base di mariscos, durante il pasto la conversazione è concentrata sopratutto sul problema del cambiamento climatico in atto, che genera numerosi problemi per la sopravvivenza della comunità isolana, dove il problema maggiore e dovuto alla mancanza di acqua. Pedro ci spiega con quali difficoltà riesce a irrigare le sue colture. E’ una persona molto intelligente, arguto ed informato, con cui è molto piacevole conversare.

Ritorniamo all’imbarcadero per traghettare a Quillon, Ramon ci fa fare un bel giro in barca in cerca dei delfini ma purtroppo oggi non se ne vedono, peccato.

Nel porto di Quillon sono arrivate diverse barche di raccoglitori di alghe commestibili che verranno poi utilizzate per l’industria conserviera.

Ritorniamo A Castro con negli occhi lo splendore dell’isola di Tranqui e con la consapevolezza di averci arricchito con la conoscenza di persone speciali.

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Mercoledì 16 ottobre

Con J. Pablo oggi visitiamo il parco Nazionale di Chiloè, che dista ca 50 km da Castro. Prima di arrivare costeggiamo il lago Huillinco, che a causa del terremoto e del successivo maremoto ha subito una particolare trasformazione, le sue acque si sono mescolate con quelle del mare, per cui nella parte superiore l’acqua e dolce, e nella parte bassa è salata.

Facciamo una lunga camminata nel parco in una foresta fittissima, e J. Pablo ci illustra la vegetazione con un’ottima competenza sulle varietà esistenti, di flora e fauna, arriviamo fino al Pacifico, sferzato da un vento molto freddo. Pausa pranzo da Albertina, donna molto intraprendente ed interessata allo sviluppo della sua comunità, nonché molto tecnologica, a dispetto di Pedro, con gli aiuti governativi oltre ad ingrandire la sua attività si è comprata la motozappa, lo spaccalegna, e il decespugliatore!!!!

 

Giovedì 17 ottobre

Giornata dedicata al “circuito del missionario”, visitiamo alcune chiese in legno, che sono patrimonio dell’umanità. Il circuito missionario, praticamente è il giro che il missionario cattolico, gesuita, faceva una volta all’anno, fermandosi per tre giorni nelle varie comunità per distribuire i sacramenti. Per cui era dovere da parte dei fedeli di attrezzarsi con una chiesa. Sono chiese molto simili architettonicamente con qualche distinguo, vuoi per le volte interne o per altri piccoli particolari. Purtroppo  molte si possono solo ammirare dall’esterno, in quanto chiuse, o aperte solo in particolari giorni. Sono comunque poste in luoghi molto suggestivi, immerse in paesaggi naturali molto belli.

 

Venerdì 18 ottobre

La mattinata è tutta nostra, che dedichiamo alla visita della città di Castro, per pranzo ci raggiunge J. Pablo con cui concordiamo ancora una visita ad una chiesa, posta nella penisola di Rilan. E diversa da quelle vista ieri, ha le navate con volte a vela dipinte di azzurro. Molto bella anche la strada per arrivarci, in mezzo a colline verdeggianti e gialle di ginestre con scorci su deliziose insenature.

Puntuali alle 17 in bus si parte per Santiago, ci attendono 16 ore di viaggio!!

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Sabato 19 ottobre

Nonostante la lunga distanza e le ore passate in bus, arriviamo a Santiago riposati, pronti per la nuova giornata. Inconsapevoli ed ignari di quanto era successo il giorno prima. Per raggiungere l’hotel MITO, sito in piazza Italia per incontrare i nostri cugini Argentini, anziché prendere il metrò, decidiamo per un taxi. Nel tragitto vediamo una città sconvolta: bus bruciati, segnaletiche divelte, panchine in mezzo alla strada, fumo che usciva dalle stazioni del metrò, vetri rotti, auto danneggiate e bruciate, ai bordi della strade c’erano ancora falò fumanti! Incuriositi chiediamo all’autista, cosa era successo, con tranquillità ci spiega che il giorno prima c’è stata una manifestazione e che i manifestanti avevano esagerato, ma noi dovevamo stare tranquilli in quanto oramai era tutto finito.

Dopo aver aver incontrato in nostri parenti decidiamo di andare in centro a piedi percorrendo via Providencia, è tutto uno sfacelo impressionante, una città devastata. Militari ovunque, cordoni di polizia all’ingresso di ogni stazione della metropolitana.

Arriviamo al Mercato Centrale, sembra tutto normale, dopo aver visitato il mercato e fatto uno spuntino ci dirigiamo verso il palazzo della Moneda, ma man mano che ci avvicinavamo cominciavano a bruciare gli occhi e la gola a causa dei lacrimogeni usati dalla polizia. Intanto agli angoli delle strade e dai balconi e dalle finestre si vedeno e sentono i “Caserolas”. Consigliati da alcuni abitanti, cerchiamo di ritornare in hotel, purtroppo per nostra sfortuna situato proprio nel bel mezzo della manifestazione. Cominciamo a vagare cercando di evitare i cortei dei manifestanti, passiamo per un viale che costeggia il fiume, ma ci finiamo proprio nel bel mezzo. Ragazzi e non solo che agiscono con inaudita violenza contro ogni cosa, semafori, panchine, transenne divelti e usati come barricate in mezzo alle strade, I falò non si contano, ovunque. Impressionante.

Allarghiamo il nostro giro e dopo 2 ore arriviamo nelle adiacenze dell’hotel. Fatichiamo a farci aprire la porta, anche perché lì davanti c’era il finimondo, cariche della polizia, idranti sui manifestanti, lancio di fumogeni e bombe lacrimogeni ad altezza d’uomo, e da parte dei manifestanti lanci di pietre e bottiglie incendiare contro i poliziotti, il delirio!

Entrati nell’hotel assieme ad altri ospiti ci raduniamo nella hall, improvvisamente tutti i vetri delle finestre dell’hotel, al piano terra, vengono rotti dai dimostranti con grosse pietre, che per fortuna non colpiscono le persone sedute sui divani sotto le finestre.

Ci rifugiamo in camera, dove riceviamo la telefonata di Sabrina, che dall’Italia ci seguiva. Ci invita a rinunciare alla gita a Valparaiso del giorno dopo. Romà, anche lui sempre presente, continua a chiedere notizie e voleva sapere se abbiamo dei problemi. Dalle 22 alle 7 è dichiarato il coprifuoco. Intanto dalla finestra vediamo passare autoblindo, carri armati, vigili del fuoco e sopratutto manifestanti agguerriti.

Cominciamo a chiederci come mai tutto questo, perchè ci sembra impossibile che la decisione di aumentare il costo del biglietto del metrò potesse creare tanto disordine, ma questo provvedimento è stato solamente la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e mettendo insieme tutte le opinioni sentite in questo nostro viaggio in Cile, ci rendiamo conto che i cileni hanno una ragione, di protestare, in quanto chiedono, un cambiamento radicale del sistema politico del paese. All’origine delle proteste non ci solo solo le grosse disuguaglianze tra i vari ceti, ma il carovita e le privatizzazioni selvagge, ma anche e sopratutto il modello politico istituzionale che non è rappresentativo. La stragrande maggioranza dei cileni chiede un nuovo patto sociale che permetta di ridurre le disuguaglianze. Abbiamo anche notato che tra i manifestanti non vi erano bandiere di partiti politici ma solo cittadini, in maggioranza giovani.

Visti i gravi danni generati alle cose pubbliche, non escluderei l’azione di infiltrati.

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Domenica 20 ottobre

La notte è passata in un silenzio irreale. Alle 7 ca  la città ha ripreso la vita normale, sembra. Nessun  manifestante in piazza, solamente addetti alla rimozione delle macerie, tutto sembra tranquillo. Vicino al nostro hotel, dall’altra parte di piazza Italia, sorge il quartiere bellavista, per cui decidiamo di fare un giretto. Troviamo tutto chiuso, i giardini, la casa museo di P. Neruda, i supermercati e molti bar e ristoranti. Poco prima delle 12 si ricomincia a sentire i “caseroleros” e la zona comincia ad animarsi di giovani, dopo un veloce spuntino cerchiamo di raggiungere l’hotel, ma ahimè troppo tardi, stessa sorte del giorno precedente. Ci barrichiamo in hotel dentro il quale erano rimasti pochi ospiti, i più avevano già raggiunto l’aeroporto.

Per tutta la serate manifestanti e poliziotti si sono affrontati come nei giorni precedenti.

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Lunedì 21 ottobre

Alle 3,30, ore 8,30 in Italia arrivano le prime telefonate di amici e parenti, compresa quella di Sergio (Viaggi e Miraggi) e di Sabrina, che si dicevano preoccupati per noi!! Durante le varie telefonate vado alla finestra e sotto in strada vi sono 2 carri armati  fermi ed un gruppo di militari in assetto di guerra.

Tutti ci consigliano di andare via da quel posto ed andare il prima possibile in aeroporto. Ma come? Taxi pochi o non disponibili ad andare in aeroporto. Un nostro contatto a Santiago non rispondeva se non tramite Sabrina. Il tempo passava, sono quasi le 10, i “caserolas” ricominciavano la loro musica. Tramite Jose, usciere dell’hotel, riusciamo a trovare un taxi “amico” che ci porta a tutta velocità, in aeroporto, ma non con la normale tariffa, ma non importa.

L’aeroporto è completamente affollato, si fa fatica ad entrare ed a camminare, non c’è un posto da appoggiare la schiena, e di sedersi neanche a  parlarne. E mancano ancora 27 ore alla partenza del nostro volo. Nel pomeriggio conquistiamo due seggiole.

Cerchiamo di far passare il tempo leggendo ed osservando quel mondo di persone sbigottite, come noi, in attesa di un volo, i voli interni sono tutti soppressi, o anche solo di una comunicazione. Il caos e per molti passeggeri la disperazione.

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Martedi 22 ottobre

Notte da incubo, ma una buona notizia arriva all’alba, l’aereo che ci porterà in Italia è in arrivo. Alle 14 si alza in volo.

 

Conclusioni

Il Cile è un paese meraviglioso sotto molti aspetti. I cileni conosciuti sono persone eccezionali ed orgogliose del loro paese, siamo stati fortunati a poterlo visitare, grazie a Sabrina ed ai suoi collaboratori cileni, soprattutto Romà che ci ha accompagnati “virtualmente” fino a casa.

 

La nostra impressione è che molti cileni si siano resi conto che la crescita economica ha permesso alla nascente democrazia d’ignorare la distruzione delle sicurezze sociali, distruzione portata avanti dalla passata dittatura. Oggi il Cile è un paese molto caro, i pensionati hanno una pensione molto più bassa dello stipendio che percepivano, la ricchezza è concentrata nelle mani di poche persone, la sanità è praticamente solo o quasi privata, le farmacie ad esempio non hanno ricevuto nessuna sanzione per aver fatto “cartello” ed i medicinali sono molto costosi, altri gruppi commerciali hanno fatto altrettanto, senza che il governo dicesse nulla. È comprensibile quindi che il malcontento e la certezza di ingiustizia diffusa tra i cileni alla fine siano sfociate nella protesta generale.

 

Testi  e foto di Piero e Cristina

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