Ruta 40

TRE GIORNI IN PATAGONIA

Il primo giorno

… dagli appunti di viaggio di Agnese … un diario per immagini

  “E allora? Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Se quei due fossero vivi li accompagnerei in un paio di rapine, e con il bottino compreremmo mezza Patagonia.

Che peccato che siano morti.”

Pablo sospira di nuovo, e in compagnia delle mucche dagli sguardi fatali ci beviamo qualche sorso di vino alla salute di quei due banditi che finirono assassinati da un poliziotto cileno, dopo aver rapinato banche nel sud del mondo, e aver finanziato con quel denaro belle e impossibili rivoluzioni anarchiche.

( L. Sepulveda Patagonia express pag. 47)

La ruta 40 ci aveva sbarcato la sera precedente a Los Antiguos.

02
camping “los Amigos”

12 febbraio da Los Antiguos (Argentina) a Puerto Rio Tranquilo (Cile)

Mappa

Si parte al mattino per la sponda sud del lago General Carrera per arrivare a Puerto Rio Tranquilo in Cile.

Passaggio di frontiera: lungo controllo dei bagagli.

In Cile passiamo per Chile Chico un graziosissimo paesino per cambiare soldi argentini  in cileni; cambio rifiutato dalla banca, fatto in nero da cambio privato.

Mangiamo mezza pizza a testa in localino gestito da giovani

Strada tutta di ripio con saliscendi, il percorso è lungo e impegnativo

Sosta a Laguna verde, per ammirare il lago vicino alla miniera. La miniera è proprietà di una multinazionale canadese.Vengono estratti oro, argento e minatori morti.

Lungo la strada fermata a prendere un caffè da una coppia anziana che si è “ingegnata” ad offrire ristoro. Ha costruito una stanzetta di legno molto carina, curata. I bagni per donna e uomo sono semplici e puliti.

Il viaggio è lungo per arrivare a Puerto Rio Tranquilo.

A Rio Tranquilo troviamo la cabana: è bella, sul lago, con alcuni inconvenienti. Non c’è la prima colazione così dobbiamo andare di corsa al supermercato a prendere qualcosa in ora di chiusura. Poi c’è un solo bagno per 5 persone. Non è stata attivata l’acqua calda. Risolti gli inconvenienti accendiamo la stufa perché fa freddo.

Il secondo giorno

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13 febbraio  Puerto Rio Tranquilo (Cile)

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Sveglia alle 6, metto l’acqua a scaldare per il the e il caffè. Mi vesto ma sarei rimasta volentieri a letto. Non voglio perdere la visita alle famose formazioni calcaree erose dall’acqua e dal vento. Mi vesto bene ma fa freddo.

Con la barca arriviamo nella zona delle formazioni. Ci gustiamo gli effetti dell’acqua limpida e azzurra sulla roccia; le cavità che assumono varie forme di animali (pesce scimmia elefante). Vari i colori e le striature dl marmo (bianco, azzurro, viola …)

Al ritorno si va più veloci. Non esco con gli altri a pranzo. Gabriele al rientro mi porta una fetta di torta buona.

La giornata è brutta, si alza il vento, piove, esce il sole, ripiove con scrosci forti.

Nonostante ciò dalla sala si vedono i gruppi incappucciati che vanno a fare il giro. Per fortuna siamo andati al mattino prima della pioggia. Il lago è mosso; onde da est e da ovest.

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Si decide di cenare qui, nella cabana. Si prepara zuppa, insalata di pomodoro e avocado, formaggi – pesche cotte.

Fuori “el chaparon”. Tengo accesa la stufa; essere nella cabana è una cosa vantaggiosa in questa situazione e tutti lo apprezziamo, ci gustiamo la grande sala e il calduccio.

 

Il terzo giorno

Paso Roballos sembrava proprio il luogo della Città d’Oro, e forse lo era.

Nel 1650 circa, due marinai spagnoli, disertori e assassini, dopo aver risalito le pendici orientali delle Ande, partendo dallo Stretto di Magellano, sbucarono dalle foreste di fronte all’isola di Chiloé. Forse per sviare l’attenzione del governatore dai loro delitti, riferirono dell’esistenza di una città dove i palazzi avevano tetti d’argento, gli abitanti erano di pelle bianca, parlavano spagnolo e discendevano dai superstiti della colonia di Pedro de Sarmiento sullo Stretto. Il loro racconto fece rinascere l’interesse per Trapalanda, la Città Incantata dei Cesari, un altro El Dorado nascosto nelle Ande del sud, così chiamata dal nome di Francisco César, pilota di Sebastiano Caboto.

Nel 1528 egli risalì il paese partendo dal Río de la Plata, attraversò le Ande e vide una civiltà dove l’oro era di uso comune. Dal suo racconto nacque una leggenda che fino al diciannovesimo secolo alimentò le speranze e l’avidità umane. Diverse spedizioni partirono alla ricerca della Città. Di molti ricercatori isolati non si seppe più nulla. Una descrizione del Settecento collocava la Città a sud del quarantacinquesimo parallelo (Paso Roballos è a 47 gradi di latitudine), una fortezza di montagna, situata ai piedi di un vulcano e sovrastante un bellissimo lago. C’era un fiume, il Río Diamante, ricco di oro e pietre preziose. Nel diciassettesimo secolo i due assassini spagnoli dimostrarono che non c’è bisogno di essere Ezechiele per scambiare una roccia per il Paradiso. (B. Chatwin In Patagonia pag. 112)

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14 febbraio  da Puerto Rio Tranquilo (Cile) a Los Antiguos

Partiamo da Puerto Rio Tranquilo per ritornare a Los Antiguos. Spesa per il pic nic.

Giornata molto bella dopo il diluvio di ieri: prendiamo la strada per passo Roballos. Laghi, boschi – poi vediamo il rio Baker di un azzurro incredibile. Ci fermiamo e facciamo una breve passeggiata per vedere la sua confluenza con il fiume Nek: il primo azzurro, il secondo grigio e torbido perche viene da un ghiacciaio. Il Baker fa un salto, le acque si mescolano, i colori si confondono e  il corso del fiume prosegue all’interno di un canyon tra i corrugamenti tortuosi di questa zona.

Prendiamo la strada per il parco Nazionale Patagonia, territorio acquistato da Douglas Thompkins che l’ha donato al Cile per farne un parco. All’inizio tracce di un incendio appiccato da allevatori ostili al parco

E’ una zona curata, con prati verdi, file di alberi, parcheggi, centro visitatori, servizi, area picnic, un piccolo museo, camping.

Qui gli animali sono tranquilli: vediamo vari gruppi di guanachi, dei condor, aquile; cigni e abotarde nelle zone umide. Facciamo picnic in una bella zona verde e attrezzata.

Riprendiamo la strada per il passo Roballos.

Ripassiamo la frontiera fra Cile e Argentina. Qui passa poca gente; c’è un doganiere da una parte e un doganiere dall’altra parte dopo molti kilometri. Proseguiamo all’interno di quello che dovrebbe diventare il parco Perito Moreno ma qui vediamo molte pecore, recinti, allevamento di bovini, zone aride e fondovalle più fertili; non più guanachi.

Ritorniamo al camping “Los amigos”

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